E.F.C.C.A
questa sconosciuta

 

Molto spesso leggendo la documentazione della A.M.I.C.I. : dal giornalino alle nostre pubblicazioni, capita di imbattersi nell’acronimo E.F.C.C.A.. Che cosa è? A che cosa serve? Che cosa fa? Sono queste alcune delle domande che spesso ci vengono rivolte da soci incuriositi. Qualche anno fa pubblicammo un articolo sull’Efcca ed oggi, alla luce delle vostre richieste, ci è sembrato giusto riproporre l’argomento. Abbiamo chiesto di trattarlo a Marco Greco che, attualmente, oltre a essere l’unico delegato italiano Efcca, nonché il più giovane delegato europeo, è responsabile dei rapporti con l’estero per A.M.I.C.I. Lombardia e collabora attivamente al "progetto CroCos-Comitato Europeo Giovani".

La necessità di autotutela e autoaiuto, alla base della nascita di una Associazione come la A.M.I.C.I. , è stata avvertita, nella maggior parte dei casi molto prima, anche in altre nazioni: ciò spiega la presenza nel mondo di numerose Associazioni che si occupano, a vari livelli e con diversa inensità, di Morbo di Crohn e Colite Ulcerosa. In tal senso appare riduttivo citare la sola C.C.F.A. che, come molti sanno, è la più evoluta e rappresentativa di tali Associazioni: esistono infatti altre realtà di notevole interesse come Canada, Australia e Nuova Zelanda per citarne alcune. Anche il "vecchio continente" non è stato da meno: a tutt’oggi si contano circa venti Associazioni simili alla nostra. Ma ciò che caratterizza l’esperienza europea è l’esistenza dell’E.F.C.C.A.. Lo scarso numero di soci delle Associazioni europee, che potremmo definire risibile in proporzione ai dati degli U.S.A. , nonché la discrasia delle risorse, ha spinto alcune Associazioni europee a cooperare.

E così, in un momento di particolare fermento, le collaborazioni e gli scambi fino ad allora promettenti, si sono concretizzati in una Federazione Europea delle Associazioni per il Morbo di Crohn e la Colite Ulcerosa: l’E.F.C.C.A. appunto. In pochi anni altre nazioni hanno chiesto di entrare a farne parte e, oggi, ben diciotto nazioni europee siedono al tavolo di lavoro dell’E.F.C.C.A. Grazie alla creazione di questo workgroup sovranazionale si è verificato un notevole incremento della qualità del servizio offerto ai soci, un livellamento verso l’alto di conoscenze ed iniziative, e uno sviluppo di nuove idee con potenzialità fino a qualche tempo fa semplicemente inconcepibili. Certo nei dieci anni che l’E.F.C.C.A. celebrerà con la sua prossima assemblea di Settembre non tutto è stato facile: le difficoltà non sono mancate, i dissidi interni neppure, ma la voglia di crescere non è mai venuta meno. Purtroppo dell’E.F.C.C.A. poco si sa. Pochi, anche nelle alte sfere delle Federazioni nazionali, ne conoscono concretamente progetti, importanza e, soprattutto, funzionamento. Vediamo queste cose insieme.

Ogni Nazione appartenente (sulla affiliazione e le sue procedure si potrebbe scrivere un libro) all’E.F.C.C.A. ha diritto ad inviare uno o due delegati: essi rappresentano, a tutti gli effetti, la Associazione Nazionale di appartenenza e devono essere abilitati a parlare in nome e per conto di essa. Nelle Assemblee Generali ciascun delegato è libero di prendere la parola ed il lavoro è collegiale. Tra questi delegati (circa trentacinque) vengono poi scelti i "membri del consiglio": un presidente, un vicepresidente, un tesoriere, un consigliere e tre riserve (una per il tesoriere e due per le altre cariche). A queste persone spetta il compito di guidare l’E.F.C.C.A. sulla base delle indicazioni ricevute dagli altri delegati: questa sorta di "esecutivo" si riunisce almeno quattro volte all’anno. Gli altri delegati si riuniscono invece una volta all’anno per tre giorni. Durante questo incontro annuale si discutono i problemi di "interesse generale", si delibera su approvazione bilanci, strategie operative e si studiano sinergie e cooperazioni. Vengono poi presi in considerazione problemi "specifici" sui quali si ritiene opportuna una discussione a ranghi ristretti: ecco dunque i cosiddetti "gruppi di lavoro". Ogni delegato, secondo competenza, interesse personale e richieste degli altri soci, fa parte di uno specifico gruppo di lavoro e discussione: durante l’anno, poi, all’interno di ogni "team" un gruppo di 4-6 persone svolge il lavoro necessario al progredire dei progetti. (Lo scambio di informazioni, grazie ai nuovi supporti informatici e tecnologici, è divenuto più rapido e costante). Con l’ultima Assemblea Generale i gruppi di lavoro sono stati rivoluzionati e sono diventati tre: a) Assicurazioni; b) Infanzia, Adolescenza e Giovani; c)Internet ed Informazione.

E’ insomma divenuto molto più semplice seguire problemi di specifico interesse, ed in futuro gli sviluppi ed i progressi potranno essere notevoli. Ciò che non cambierà mai, almeno così tutti si augurano, è lo spirito di collaborazione, la tendenza al miglioramento e al superamento delle barriere territoriali, alla base della "filosofia" dell’E.F.C.C.A. In questo modo si potranno raggiungere risultati ogni anno più ambiziosi senza sottovalutarne però difficoltà e ostacoli.

In tale contesto non pare inopportuno citare un’altra lodevole iniziativa di carattere "sovranazionale" e di "respiro europeo": i giovani che partecipano all’International Meeting of Young People with Ibd hanno creato un gruppo di lavoro, spontaneo ed informale, al fine di organizzarsi in una sorta di comitato che vuole proporsi all’E.F.C.C.A. in veste di "consulente" per le tematiche giovanili. E’ questo un progetto ambizioso e di difficile realizzazione ma che, senza alcun dubbio, la dice lunga sulla volontà e sull’entusiasmo di questi ragazzi del cui gruppo ho l’onore di far parte.

Accanto a queste iniziative essitono poi collaborazioni internazionali di "ambito ristretto". Da un lato la cosiddetta "cooperazione Nordica" che riunisce, una o due volte l’anno, le Associazioni di Finlandia, Svezia, Norvegia e Belgio; dall’altro collaborazioni amichevoli singole come quella tra Belgio e Olanda, Italia ed Austria e tante altre che, magari, possono riguardare anche un solo progetto.

Nell’era dell’Europa Unita, dell’Euro e, per usare un termine più che abusato, della globalizzazione la necessità di un ente europeo era ed è imprescindibile. La necessità di rapportarsi con problemi che travalicano i confini nazionali e con una burocrazia ogni giorno più europea hanno infatti creato la necessità di una apposita "risposta". Da un’altra angolazione la volontà di lavorare con una Associazione come quella Nordamericana (USA e Canada), per le dimensioni e le caratteristiche che questa ha, non poteva non passare per un "rafforzamento" ed una coalizione Europea (alcune Associazioni Nazionali Europee, tra cui la nostra, sono più piccole di un "chapter" locale americano!).

Ma l’E.F.C.C.A. si occupa anche di argomenti "più vicini" alla vita di tutti i giorni delle persone affette da IBD e delle loro famiglie: la collaborazione riguarda anche il supporto, a vario livello, nei viaggi all’estero (cosiddetto "progetto in viaggio con le IBD"), consulenze e scambi di infomazioni e documentazione scientifica, scambio di risultati delle rispettive ricerche, ma anche (in alcuni paesi): "guest exchange", "pen-pal" e scambi culturali.

Insomma l’E.F.C.C.A. si propone non solo come "punto di unione" per superare le difficoltà ma anche, e soprattutto, come punto di vista per una "visone a trecentosessanta gradi" della "realtà IBD".

Marco Greco
Delegato EFCCA della Federazione Nazionale A.M.I.C.I.