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Le
complicanze della Malattia di Crohn (MC),stenosi, tramiti fistolosi
e ascessi o il fallimento del trattamento farmacologico costituiscono
delle indicazioni all’intervento chirurgico. Le stenosi implicano
una sintomatologia subocclusiva ingravescente che esita in una indicazione
chirurgica assoluta, anche se spesso differibile nel tempo. La presenza
di fistole enterocutanee o enteroenteriche non costituisce indicazione
assoluta alla chirurgia a meno che non si tratti di fistole ad alta
portata (> 400 ml / die), di fistole con l’apparato genitourinario,
o di fistole che condizionino gravemente la qualità di vita del
paziente. Gli ascessi necessitano normalmente di un drenaggio chirurgico,
mentre sono suscettibili di terapia medica in una percentuale che
non supera il 5% dei casi e deve essere accuratamente ponderata.
Il loro eventuale drenaggio percutaneo è da evitare in quanto sono
spesso localizzati tra le anse ileali o all’interno del meso.
La
maggior parte dei pazienti affetti da MC necessita, nel corso della
storia clinica, di un intervento chirurgico per la risoluzione di
una complicanza (il 74 e il 96%, rispettivamente, a 10 e a 20 anni
dalla diagnosi).
In
passato, le tecniche chirurgiche usate consistevano soprattutto
in procedure di bypass e resezioni intestinali “radicali” con ampi
margini di resezione indenni da malattia. Questi interventi, altamente
demolitivi, risultavano in una elevata mortalità ed in un alto tasso
di complicanze postoperatorie. Inoltre, questi malati, a causa delle
ripetute resezioni erano esposti ad un elevato rischio di malassorbimento
fino allo sviluppo di una vera e propria sindrome da “intestino
corto”. Tale sindrome è caratterizzata da un insieme di segni e
sintomi legati ad una lunghezza totale di intestino tenue inadeguata
a garantire una normale funzione fisiologica di assorbimento dei
fattori nutrizionali. Il quadro clinico è costituito da diarrea
e steatorrea da perdita di acidi biliari, gravi deficienze di liquidi
ed elettroliti, ed anemia megaloblastica da deficit di vitamina
B12.
La
consapevolezza che la chirurgia non può assicurare la guarigione
nè tanto meno prevenire la recidiva a lungo termine, ha modificato
sostanzialmente l’approccio chirurgico in questa malattia. L’introduzione
della stricturoplastica ha fornito un valido strumento per il trattamento
delle stenosi con il massimo risparmio possibile di tessuto intestinale.
Laddove, invece, si renda necessaria l’asportazione di un segmento
intestinale (stenosi serrata senza lume residuo, fistola o ascesso),
si ricorre ad una resezione di minima.
In
questo caso, l’intervento consiste nell’asportazione del solo tratto
intestinale sede della complicanza, lasciando in situ i segmenti
intestinali adiacenti solo minimamente interessati da malattia.
Per
le localizzazioni esofagea e gastrica della malattia, essendo queste
rare, il tipo di intervento da effettuare viene valutato caso per
caso.
Nei
rari casi di interessamento duodenale, l’intervento in passato più
frequentemente eseguito era una gastrodigiunostomia. Più di recente
è stata introdotta una stricturoplastica duodenale, ma non esistono
a tutt’oggi dati che mettano a confronto
le due tecniche chirurgiche.
Nelle
localizzazioni ileali, in caso di fistole o ascessi originanti da
un segmento intestinale malato, o in assenza di lume residuo si
effettua una resezione di minima. Per stenosi con estensione massima
attorno agli 8 cm viene praticata una stricturoplastica secondo
la tecnica classica di Heineke-Mikulicz
(Figura 1).
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Figura 1 - Stricturoplastica secondo Heineke
- Mikulicz
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Per
stenosi ileali lunghe o stenosi brevi multiple e ravvicinate, che
avrebbero imposto nel passato una resezione, è stata messa a punto
una innovativa tecnica di stricturoplastica ileo-ileale isoperistaltica
latero-laterale (fino a 50-60 cm).
Per
stenosi brevi a ridosso della valvola ileocecale o che interessino
una precedente anastomosi ileocolica si può evitare la resezione
con un’altra tecnica di stricturoplastica innovativa, effettuando
cioè una plastica ileocolica in allargamento (Figura 2).
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Figura 2 - Stricturoplastica ileo-colica
in allargamento
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Per
stenosi lunghe dell’ultima ansa ileale o di una precedente anastomosi
ileocolica la resezione può essere evitata se si pratica una stricturoplastica
ileocolica isoperistaltica latero-laterale, anche questa tecnica
rientra nelle così dette stricturoplastiche atipiche o non-convenzionali.
Nei
casi di interessamento colico limitato si procede ad un intervento
di colectomia segmentaria con anastomosi colocolica. Qualora la
malattia colpisca il colon in modo piu diffuso si procede con un’eventuale
colectomia (destra o sinistra) o con una colectomia totale. Qualora
il retto fosse risparmiato, si può eseguire una ileo-retto anastomosi.
Nei casi in cui il retto si presenta colpito dalla malattia, non
essendo proponibili interventi di tipo restaurativo, il paziente
va incontro ad una proctocolectomia con confezionamento di ileostomia
definitiva.
Per
quanto riguarda la malattia perianale in corso di MC le tecniche
terapeutiche da mettere in atto sono ancora ampiamente dibattute.
In linea generale si può dire che gli ascessi perianali vanno drenati,
evitando un trattamento chirurgico curativo in prima istanza. Nel
caso di fistole l’intervento da eseguire varia in funzione del tipo
di fistola (sottomucosa, intersfinterica, transfinterica, soprasfinterica
o extrasfinterica) e a seconda che il retto sia interessato o meno
dalla malattia.
Qualora
il retto non sia coinvolto dalla malattia: se la fistola è sottomucosa
o intersfinterica si procede ad una fistulectomia, essendo questi
due tipi di fistole associati ad un basso rischio di incontinenza
dello sfintere anale.
Se
la fistola è transfinterica o soprasfinterica, nel qual caso si
avrebbe con la fistulectomia un elevato rischio di incontinenza,
si posiziona un setone o si esegue un flap mucoso a chiusura dell’orifizio
interno.
Infine
se la fistola è extrasfinterica si deve valutare la cura della malattia
prossimale.
Quando
al contrario il retto è colpito dalla malattia si possono tentare
le procedure sopra descritte in funzione delle caratteristiche delle
fistole, ma spesso si rende necessario il confezionamento di una
colostomia temporanea per consentire la guarigione del retto. Se,
messe in atto queste procedure, i sintomi non regrediscono si potrebbe
rendere necessario procedere con una resezione di retto. Se l’apparato
sfinteriale dovesse essere in condizioni accettabili si può tentare
una anastomosi colo-anale, mentre se lo sfintere anale non potesse
garantire un’adeguata continenza questi pazienti sono destinati
ad una colostomia definitiva.
In
conclusione, la chirurgia conservativa sia sotto forma di resezione
di minima che nelle diverse forme di stricturoplastica, convenzionali
e non convenzionali, deve essere considerata oggi il trattamento
di prima scelta per le complicanze della malattia di Crohn, offrendo
risultati soddisfacenti a breve e lungo termine e riducendo i rischi
di malassorbimento intestinale, sindrome da intestino corto e confezionamento
di stomie.
Estratto
dall'articolo pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Dicembre
2001
Approfondimenti
:
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