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Circa
il 50 % dei pazienti affetti da Colite ulcerosa ( RCU ) va incontro
nel corso dell’evoluzione clinica della patologia ad intervento
chirurgico, generalmente dovuto ad una complicanza della malattia.
Nonostante questa elevata percentuale le modalità ed i tempi di
intervento rimangono oggetto di discussione.
Esistono
manifestazioni cliniche della RCU che sono da interpretarsi come
indicazioni relative al trattamento chirurgico. Tra queste, il fallimento
della terapia medica nel mantenere una remissione a lungo termine,
il persistere dei sintomi in corso di terapia corticosteroidea o
la loro ricomparsa alla riduzione della terapia, il manifestarsi
di complicanze indotte dall’impiego di corticosteroidi (ipertensione,
diabete, disturbi del metabolismo osseo), ed in età pediatrica l’impossibilità
di garantire un buon livello di sviluppo somatico. In tutti questi
casi si impone una stretta collaborazione tra chirurgo e gastroenterologo,
senza mai prescindere dal coinvolgimento consapevole ed informato
del paziente. Complessivamente le indicazioni relative costituiscono
i tre quarti degli interventi chirurgici per RCU.
Indicazioni
assolute per un intervento chirurgico sono invece l’addome acuto
da megacolon tossico, da perforazione acuta libera o saccata, l’emorragia
massiva, l’occlusione intestinale, la displasia o la degenerazione
adenocarcinomatosa.
Il
megacolon tossico si può manifestare sia in corso di RCU che di
Malattia di Crohn, e la sua incidenza varia tra il 6 % ed il 13
% nei pazienti affetti da RCU. Per megacolon tossico si intende
una dilatazione del colon, in particolare del traverso, che raggiunge
un diametro maggiore dell’altezza di due vertebre lombari (nelle
immagini radiologiche diametro maggiore di 6 cm). Le radiografie
mostrano inoltre una perdita della normale haustratura. Si tratta
di una vera emergenza in cui il quadro clinico è caratterizzato
dal peggioramento delle condizioni generali, con aumento del dolore
addominale e della febbre e dalla chiusura dell’alvo. Il paziente
deve essere sottoposto a immediata terapia medica (riequilibrio
idroelettrolitico, aspirazione nasogastrica continua, corticosteroidi
in endovena e antibioticoterapia) e a ripetuti controlli radiologici
dell’ addome per verificare la distensione colica. Se non si verifica
un sostanziale miglioramento entro 24-48 ore bisogna ricorre alla
colectomia d’ urgenza dato l’alto rischio di perforazione. La mortalità
postoperatoria varia tra il 6% e il 16 %, ma in caso di perforazione
raggiunge livelli 27-50 %. Complicanze gravi postoperatorie sono
la sepsi (50 %), la formazione di fistole ed ascessi (33 %) e le
infezioni di ferita (60 %).
La
perforazione acuta è un evento abbastanza raro che può verificarsi
sia in presenza di megacolon che in assenza di dilatazione acuta.
Poiché in pazienti che assumono alte dosi di corticosteroidi le
peritoniti possono svilupparsi senza evidenti segni peritoneali
è opportuno un attento monitoraggio clinico. L’incidenza della perforazione
è strettamente correlata con la gravità e l’estensione del primo
attacco; se è molto severo la percentuale di casi passa dal 4 %
al 9,7 %, salendo fino al 16 % se è interessato tutto il colon,
e fino al 19,2 % se i due eventi coincidono (16). Il tasso di mortalità
è elevato (circa il 16 %) e dopo una diagnosi di perforazione l’intervento
chirurgico è inevitabile.
Una
emorragia massiva, senza che un preciso punto di sanguinamento possa
essere identificato e trattato endoscopicamente, ha una incidenza
inferiore all’1% dei casi; dal momento che il 50% dei pazienti con
emorragia colica ha un contemporaneo megacolon tossico deve essere
sempre sospettata ed indagata la coesistenza delle due complicanze.
Una
occlusione si verifica nell’ 11 % dei casi (34 % dei quali nel retto)
ed è dovuta a stenosi per fibrosi della sottomucosa o più raramente
per iperplasia mucosa; essa richiede una attenta valutazione, anche
bioetica e radiologica, per escludere degenerazione carcinomatosa
o una localizzazione colica del malattia di Crohn.
TECNICHE
CHIRURGICHE
Quando
il quadro clinico richiede un trattamento di urgenza, l’intervento
attualmente più praticato consiste nella colectomia totale (con
risparmio dell’ileo distale) per consentire una eventuale successiva
anastomosi ileo anale e nella confezione di una ileo-stomia con
o senza una fistola cutanea del retto lasciato in sede.
Tale
intervento lascia aperta la possibilità di una successiva ricanalizzazione
mediante una ileorettoanastomosi o una ileoanoanastomosi.
Quando
un intervento viene eseguito in elezione le soluzioni chirurgiche
sono molteplici. Di fondamentale importanza per indirizzare verso
la scelta chirurgia migliore per il paziente è un accurato studio
pre-operatorio che miri a valutare, oltre i dati ricavabili dagli
esami diagnostici e la fondamentale diagnosi differenziale nei confronti
della malattia di Crohn e delle Coliti Indeterminate, la funzionalità
dello sfintere anale con l’esecuzione di una manometria e di una
ecoendoscopia anorettale.
La
proctocolectomia totale con ileostomia definitiva secondo Brooke,l’intervento
maggiormente usato in passato e ancor oggi gravato dal minor tasso
di complicanze postoperatorie, consente l’eradicazione di tutto
il tessuto affetto da RCU, ma nel 40%-50% dei pazienti viene male
accettata; viene quindi consigliata solo molto tardivamente per
la creazione di uno stoma che, in pazienti spesso giovani, condiziona
pesantemente la vita sociale e sessuale. Attualmente l’indicazione
a questo tipo di intervento è limitata a casi che non siano candidabili
ad altre procedure per incontinenza dello sfintere anale, che presentino
un cancro al retto inferiore che non consenta un risparmio dell’apparato
sfinterico, o a quei pazienti che non garantiscano un adeguato livello
di accettazione della procedura e dei controlli che essa comporta
nel corso degli anni. In questi casi si può eseguire un reservoir
di Kock. Questa tecnica, pur evitando ai pazienti la necessità di
un raccoglitore di feci esterno applicato alla stomia, per difficoltà
chirurgiche e ragioni anatomiche è accompagnato da un elevato tasso
di complicanze. Incontinenza della valvola, occlusione, e stenosi
del reservoir portano al reintervento nel 40%-50% dei casI.
L’anastomosi
ileo-anale endorettale con mucosectomia, proposta da Ravitch e Sabiston,
consente il mantenimento della canalizzazione e della continenza
unitamente al rispetto dell’innervazione parasimpatica della vescica
e dei genitali, evitando problemi di incontinenza e disturbi della
sfera sessuale. Le indicazioni a questo intervento sono abbastanza
selettive e il risultato funzionale non è facilmente prevedibile.
Un’ulteriore
possibilità è data dall’esecuzione di una colectomia totale con
ileorettoanastomosi, intervento meno demolitivo che conserva la
canalizzazione per via naturale. Questo intervento per essere valido
richiede che il retto non sia gravemente malato, evenienza non frequente
nei pazienti che arrivano al trattamento chirurgico per RCU. Oltre
a ciò vi è la necessità di continuare la terapia medica e di prolungare
la sorveglianza endoscopica dal moncone rettale per il rischio di
sviluppo di cancro; complessivamente il 10 % dei pazienti necessita
di resezione del retto per controllare la situazione infiammatoria
e un altro 10 % deve eseguire una proctectomia per disturbi funzionali.
Da un punto di vista funzionale, il numero di scariche quotidiane
rimane mediamente elevato (da 3 a 6).
L’intervento
che negli ultimi anni ha consentito di abbinare la radicalità dell’asportazione
del tessuto malato e la conservazione della canalizzazione naturale
è la proctocolectomia restaurativa con ileo-pouch-ano-anastomosi
(IPAA). L’intervento consiste nell’asportazione di tutto il colon
(se questo non era stato già asportato) e del retto, fino al pavimento
pelvico, e nella confezione di un reservoir ileale (pouch) con le
ultime anse ileali che viene anastomizzato all’ano previa asportazione
della mucosa del moncone rettale residuo. Questo intervento richiede,
al fine di proteggere la cicatrizzazione del reservoir ileoanale,
l’esecuzione di una ileostomia temporanea che viene chiusa dopo
1- 2 mesi ed il paziente è in grado di riprendere una canalizzazione
per via naturale (vedi Tabella 1).
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Intervento
in 2 tempi |
Intervento
in 3 tempi |
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1° tempo : a- Colectomia
totale |
1° tempo : a- Colectomia
totale con affondamento |
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1°
tempo : b- Proctectomia |
1°
tempo : b- del moncone rettale |
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1°
tempo : c- Confezionamento pouch |
1°
tempo : |
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1°
tempo : d- Ileostomia laterale |
2° tempo : a- Proctectomia |
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1°
tempo : b- Confezionamento pouch |
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2° tempo : a- Ricanalizzazione |
1°
tempo : c- Ileostomia laterale |
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3° tempo : a- Ricanalizzazione |
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Tabella
1 - Proctocolectomia totale restaurativa - Tempi della procedura
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In
gruppi selezionati di pazienti l’intervento è stato eseguito in
alcuni casi in un tempo unico senza il confezionamento della ileostomia
laterale temporanea a discapito di un maggior rischio chirurgico.
Alcuni aspetti tecnici dell’ intervento sono ancora controversi
ed in particolare non vi sono unanimi pareri sul tipo di pouch da
utilizzare (conformazione a J, a S [Figura
1], W e H, in base alla disposizione delle anse ileali utilizzate).
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Figura 1 - Tecnica di esecuzione della
pouch a "S" con sutura manuale
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Le
esperienze riportate hanno fornito risultati contrastanti per le
diverse tecniche, evidenziando come sia più importante la scelta
di una metodica standardizzata con un elevato livello qualitativo
chirurgico che non la conformazione utilizzata per la pouch.
In
generale, la pouch a J avrebbe come vantaggi, essendo quasi sempre
confezionata utilizzando una suturatrice meccanica, la semplicità
e velocità di esecuzione, la adattabilità a tutte le conformazioni
pelviche; a 6-12 mesi dall’intervento i risultati funzionali sono
paragonabili a quelli delle altre pouch. Gli svantaggi sono dal
rischio di sanguinamento postoperatorio sulla linea di sutura meccanica
ed un volume ridotto nei primi 6 mesi con un numero maggiore di
scariche giornaliere.
I
vantaggi di una conformazione della pouch a S sono rappresentati
da un volume ampio, dalla
presenza di un’ansa efferente che si dispone bene nel canale
anale e dagli ottimi risultati funzionali al termine dell’intervento.
Poiché deve essere eseguita con sutura manuale gli svantaggi sono
legati alla maggior complessità e lentezza di esecuzione; inoltre
un’ansa efferente troppo lunga può generare problemi di svuotamento.
I
benefici di una conformazione a W sono legati al massimo volume
per una pouch, ai migliori risultati funzionali nell’immediato postoperatorio.
Gli svantaggi sono l’eccessiva lentezza per il suo confezionamento,
il volume eccessivo per alcune conformazioni pelviche.
La
pouch ad H viene utilizzata per convertire le anastomosi ileoanali
dirette senza disconnettere l’anastomosi.
Un
altro problema per quanto riguarda le scelte di tecnica chirurgica
riguarda il confezionamento dell’anastomosi ileo-anale che può essere
eseguita con sutura manuale dopo mucosectomia oppure con suturatrice
meccanica. Utilizzando una suturatrice circolare si lasciano a livello
dell’anastomosi 1-1,5 cm di mucosa anale che mantengono inalterato
il rischio di recidiva di malattia e di degenerazione neoplastica
a favore di minori complicanze postoperatorie in sede di anastomosi
e di risultati funzionali migliori. Le basi fisiologiche dei migliori
risultati riguardano il ruolo dell’epitelio di transizione dell’ano
nella continenza sfinteriale, grazie alla sua sensibilità al dolore,
al tatto e al calore.
Il
tasso globale di morbilità postoperatoria varia dal 13% al 62%.
Le complicanze settiche variano dal 5 % al 24 % e sono più che altro
ascrivibili a infezioni di ferita. Le occlusioni intestinali a breve
e lungo termine variano tra lo 0 % e il 30 %. Le stenosi dell’ anastomosi
ileo-anale sono circa il 15% e nella maggior parte dei casi sono
trattabili ambulatorialmente. Le disfunzioni genito-urinarie vanno
dal 5% al 10%. Le pouchiti colpiscono tra il 15 e il 44% dei pazienti;
sono normalmente definite clinicamente
Complessivamente i pazienti si attestano su di un numero
di scariche medio di 3-4 al giorno e, nonostante le possibili complicanze,
il tasso di smontaggio della pouch riguarda il 2%-16% dei pazienti.
Estratto
dall'articolo pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Dicembre
2001
Approfondimenti
:
(per
leggere l'abstract dell'articolo clicca sull'icona )
1)
Dozois RR, Kelly KA, Bert RW, et al. Improved results with continent
ileostomy. Ann Surg 1980;1923:19.
2)
Ravitch MM, Sabiston DL Jr. Anal ileostomy with preservation of
the sphincter: a proposed operation in patients requiring total
colectomy for benign lesions. Surg Gynecol Obset 1947;84:1095.
3)
Parks AG, Nicholls RJ. Proctocolectomy
without ileostomy for ulcerative colitis. Br Med J 1978;2:85-8
4)
Utsonomiya J, Iwama T, Imajo M, et al. Total
colectomy, mucosal proctectomy and ileoanal anastomosis. Dis
Colon Rectum 1980;23:459-66 
5)
Fonkalsrud EW, Ament ME. Endorectal
mucosal resction without proctocolectomy as an adjunct for abdomino-perineal
resection for nonmalignant condition : clinical experience
with 5 patients. Ann
Surg 1978;67:533-8
6)
Nicholls RJ, Pezim ME. Restorative
proctocolectomy with ileal reservoir for ulcerative colitis and
familial adenomatous polyposis: a comparison of three reservoir
designs. Br
J Surg 1985;72:470-4
7)
Miller R, Bartolo DC, Orrom WJ, et al. Improvement
of
anal sensation with preservation of the anal transitional
zone after ileoanal anastomosis for ulcerative colitis. Dis
Colon Rectum 1990 ;33 :414-8
|