L'APPARATO OCULARE NEI PAZIENTI AFFETTI DA MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE INTESTINALI

Pagina 1 di 2

Giuseppe Vadalà

Dottore di Ricerca in Scienze Oftalmologiche - Università degli Studi - Torino 

Dirigente medico - Divisione di Oculistica

Ospedali Riuniti del Canavese - Ivrea ( TO )

 

L’apparato oculare dei pazienti affetti da Malattia di Crohn e Colite ulcerosa, può essere interessato nel corso della malattia in una percentuale che oscilla, secondo diverse casistiche, tra il 2 ed il 12 % ( 6 - 8 % nella Malattia di Crohn e 5 - 12 % nella Colite ulcerosa ).

Si tratta in genere di alterazioni di tipo infiammatorio o conseguenti alle terapie effettuate per la patologia primaria.

Il primo a descrivere una concomitanza di alterazioni oculari nelle malattie infiammatorie croniche dell’intestino ( M.I.C.I. ) fu proprio 

Crohn nel 1925.

I pazienti hanno in genere un’età media di 37 anni con una prevalenza delle donne rispetto agli uomini ( 2:1 ).

L’apparato oculare può essere interessato in misura diversa e con caratteri di differente gravità in uno o più distretti oculari. 

Come si può vedere dall’elenco riportato nella Tabella 1 gli occhi possono presentare alterazioni dalle palpebre fino alla cavità orbitaria 

ed alle vie ottiche.

 

Struttura anatomica o funzione

Processo patologico

Palpebre

Blefariti

Congiuntiva

Congiuntiviti ricorrenti, blefarocongiuntiviti

Superficie oculare

Sindrome dell’occhio secco ( sindr.di Sjogren )

Sclera

Scleriti, episcleriti

Cornea

Cheratiti, infiltrati corneali, ulcere corneali

Uvea

( iride, corpo ciliare e coroide )

Uveiti

( soprattutto iriti, iridocicliti, coroiditi )

 

Idrodinamica oculare

Glaucoma ( secondario alle uveiti o iatrogeno da terapia cortisonica )

Cristallino

Cataratta ( secondaria alle uveiti o iatrogena da terapia cortisonica )

Vitreo

Addensamenti di natura infiammatoria

Retina

Edema ed emorragie maculari

Nervo ottico e

Vie ottiche

Papilliti, otticopatie, vasculiti retiniche

Sindromi chiasmatiche

Orbita

Edema orbitario, cellulite orbitaria, miosite

Tabella 1

Fortunatamente le patologie di una certa gravità sono meno frequenti e il più delle volte sono correlate all’attività della Malattia di Crohn e della Colite ulcerosa ( Figura 1 ).

Figura 1

Nella Colite ulcerosa le alterazioni corneali risultano meno incidenti, mentre, secondo alcuni autori, l’incidenza delle uveiti è maggiore 

nel Crohn ( 12% in alcune casistiche ).

Per una migliore comprensione di quanto riportato nella tabella ed in seguito, può essere utile fare qualche cenno sulle strutture anatomiche dell’apparato oculare ( Figure 2 e 3 ).

 

 

 

 Figura 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 3

Le palpebre rappresentano una sorta di “saracinesca” protettiva per i nostri occhi. La loro faccia interna è rivestita da un "velo" di tessuto, la congiuntiva, che ricopre anche la porzione anteriore della sclera, reduplicandosi su sé stessa, in modo da favorire lo scorrimento delle palpebre sul bulbo e proteggere le strutture orbitarie più profonde. E’ oggetto di patologie infiammatorie molto diffuse ( congiuntiviti ).

La cornea rappresenta la superficie anteriore trasparente "la faccia anteriore dell’obiettivo" della "telecamera occhio". E’ costituita da 

un tessuto trasparente di circa 12 mm di diametro che costituisce il 1/3 anteriore del globo oculare. La sua trasparenza è di importanza cruciale per la trasmissione delle immagini all’interno del bulbo. E’ oggetto di molte patologie di natura infiammatoria, degenerativa, traumatica etc. La cornea è un tessuto che può essere sostituito mediante un trapianto da donatore.

La camera anteriore è quella porzione di spazio delimitata dalla cornea anteriormente, dall’iride e dalla faccia anteriore della lente posteriormente, riempita da un liquido denominato "umor acqueo" la cui trasparenza è di importanza fondamentale per la visione.

L' iride ha una forma di corona circolare in proiezione antero-posteriore, e determina il diametro dell’apertura pupillare ( il vero e proprio "diaframma" della "telecamera occhio" ). Può presentare le tonalità di colore più disparate, in funzione di molti parametri. Al suo interno sono presenti 2 muscoli che dilatano o costringono l’apertura pupillare per permettere il passaggio di più luce (in condizioni di scarsa illuminazione) o di meno luce (in condizioni di forte illuminazione dell’ambiente). Al centro dell’iride vi è la pupilla, il cui diametro varia 

in funzione dello stato di contrazione della muscolatura iridea.

 

La coroide è una struttura prevalentemente vascolare, deputata al nutrimento di alcuni degli strati retinici. Iride, coroide e corpo ciliare

( una struttura intermedia deputata a varie funzioni tra cui la produzione dell’umore acqueo ) costituiscono la tonaca vascolare dell’occhio detta anche uvea.

La lente ( o cristallino ) è il vero e proprio "obiettivo" dell’occhio, una lente capace di farci mettere a fuoco le immagini come, e molto meglio delle macchine autofocus ( per lo meno fino a quando perde questa capacità, per via dell’età, dando luogo ad un fenomeno noto come "presbiopia" ). Quando perde la sua trasparenza, "ingiallendosi", si ha la “cataratta” e può essere sostituita con lenti intraoculari 

( "cristallino artificiale" ).

Il vitreo è la gelatina che riempie i 3/4 posteriori del volume oculare, lo spazio definito "camera vitrea", posto dietro il cristallino e davanti alla retina. E’ la vera e propria "camera oscura" dell’occhio, un’ambiente in cui la riflessione delle immagini sia limitata al minimo, al fine di favorire l’impressionamento della superficie fotosensibile che è la retina. Con il tempo il vitreo va incontro ad alterazioni del suo stato, passando da gelatinoso a liquido. Quando questo avviene, il paziente può esperire fenomeni di "visione di mosche volanti" o "moscerini", dovuti alla sua alterazione, in un fenomeno noto come "distacco posteriore del vitreo" .

La retina è la struttura oculare sensibile alla luce, "la pellicola" dell’occhio. Si tratta di un tessuto di origine analoga al sistema nervoso centrale, di complicatissima anatomia, che è in grado di "ricevere" le immagini e inviarle, opportunamente codificate, alla corteccia cerebrale, tramite il nervo ottico. Può andare incontro a complesse patologie, di natura traumatica, infiammatoria e degenerativa.

La sclera è l’involucro bianco-splendente che costituisce i 5/6 del globo oculare, ha funzioni di sostegno, protezione, mantenimento della forma.

L' orbita rappresenta il “contenitore”  del bulbo oculare e delle strutture retrobulbari ( grasso orbitario, muscoli oculari, vasi, nervo ottico ) ed è costituita dall’assemblaggio di alcune ossa del cranio.

Le vie ottiche rappresentano i “cavi elettrici” della “telecamera-occhio” che trasportano le immagini alla “cabina di regia” che le elabora. Quest’ultimo processo ( la visione ) è di competenza della corteccia occipitale.

 

Segue a Pagina 2