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Oltre
a quanto riportato in Tabella 1, nella pagina precedente, ci sembra
opportuno spendere qualche parola in più a proposito delle manifestazioni
più frequenti o su quelle clinicamente più gravi o importanti.
Le
blefariti rappresentano la patologia
tra le più fastidiose anche se meno gravi da un punto di vista clinico
e prognostico. Sono in
pratica delle infiammazioni dei margini palpebrali, con arrossamento,
gonfiore, formazione di croste, squame, ulcere. Si distinguono due
tipi di blefarite: una ulcerativa, causata da una infezione batterica
( quasi sempre stafilococcica ) e una non ulcerativa ( squamosa
o seborroica ) le cui cause non sono note ma che spesso è associata
a seborrea del viso e del cuoio capelluto ( forfora ) oppure può
essere di natura allergica o anche come effetto collaterale
da assunzione prolungata di farmaci.
La
prima manifestazione è una sensazione di corpo estraneo nell'occhio
con lacrimazione e sensibilità alla luce. Sono presenti prurito,
arrossamento e gonfiore dei margini palpebrali. E' possibile avere
perdita delle ciglia. Nella blefarite di tipo ulcerativo sono presenti
croste che tendono a sanguinare quando vengono rimosse. Si possono
formare delle piccole pustole alla base delle ciglia. Durante il
sonno le palpebre si incollano a causa delle secrezioni che fuoriescono
e che si seccano. Nella blefarite di tipo non ulcerativo si formano
delle squame untuose sul margine palpebrale.
Il
trattamento della blefarite si presenta difficile. Entrambe le forme
sono soggette a ripetersi nel tempo e tendono a diventare croniche.
Se non trattate correttamente si può avere perdita delle ciglia
e formazione di cicatrici sulle palpebre, congiuntiviti ricorrenti
e nei casi più gravi anche ulcerazione della cornea.
È
buona regola non sfregare e non toccare gli occhi. Può essere necessario
l’uso di colliri antibiotico-cortisonici o di una pomata oftalmica
a base di antibiotico, ma di regola è buona norma una corretta igiene
palpebrale. Le palpebre vanno lavate al mattino e alla sera con
acqua tiepida, con appositi detergenti oculari, asciugandole con
un asciugamano pulito. Eventuali secrezioni o formazioni cispose
devono essere rimosse regolarmente usando garze imbevute in acqua
tiepida o usando salviettine detergenti/igienizzanti. Nel caso della
blefarite squamosa, spesso è necessario trattare anche la seborrea
del viso e la forfora al cuoio capelluto.
Analogo
discorso vale per le congiuntiviti
che sono conseguenza di una blefarite ( blefarocongiuntiviti
). L’occhio rosso per congiuntivite può anche essere dovuto ad occhio
secco, a sovrainfezioni o ad allergie che andranno trattate con
terapie mirate.
Per
"occhio secco" si
intende il complesso di malattie oculari caratterizzate da alterazioni
del liquido lacrimale e conseguente sofferenza delle strutture oculari
superficiali.
Accanto alle forme dovute ad una ridotta produzione della secrezione
lacrimale, ve ne sono altre provocate da alterazioni dei diversi
componenti lacrimali, anche in presenza di una sufficiente componente
acquosa. Il film lacrimale è un fluido che riveste la parte anteriore
dell'occhio ed ha importantissime funzioni: mantiene la superficie
della cornea regolare e levigata, cosa necessaria per la qualità
della visione; permette gli scambi metabolici tra la cornea e l'aria;
possiede un'azione disinfettante propria e come lubrificante rende
possibili gli ammiccamenti delle palpebre. Assolve queste funzioni
grazie anche alla sua composizione chimica estremamente complessa,
costituita da tre strati: lo strato mucoso a contatto con gli epiteli
corneale e congiuntivale; lo strato acquoso che rappresenta la parte
quantitativamente più importante; lo strato lipidico che è il più
esterno e ne impedisce l'evaporazione. Tutte le alterazioni di questa
delicata struttura si traducono in una sintomatologia avvertita
dal paziente come fastidiosa, dolorosa ed, a volte, invalidante
che va sotto
il nome di “disconfort oculare".
Non esistendo una terapia che ripristini una secrezione lacrimale
efficiente, si fa ricorso alle lacrime artificiali che riproducono,
per composizione qualitativa e quantitativa, il film lacrimale normale.
A seconda delle modificazioni patologiche o parafisiologiche del
film lacrimale, possiamo ricorrere a lacrime artificiali che riequilibrano
la componente acquosa, che hanno proprietà mucomimetiche tali da
garantirne la permanenza sull'occhio, che sono abbastanza viscose
da avere un effetto lubrificante, o che con la loro attività mucolitica
possono essere utilizzate in quei casi in cui è evidente un eccesso
di muco.
Proprio
in considerazione del fatto che è spesso riscontrabile una riduzione
del film lacrimale, l’uso di lenti a contatto
deve essere opportunamente vagliato dopo visita specialistica. In
alcuni casi le lenti a contatto potrebbero essere, infatti, controindicate
( specie si
vi è anche associata una patologia corneale ), in altri casi potrebbe
essere concesso un uso saltuario o parziale sicuramente associato
ad uso di lacrime artificiali.
Le
infiammazioni della sclera possono comportare anche dolore ( scleriti
) e lesioni, specie se recidivanti, intensa lacrimazione ed
infiammazione marcata ( episcleriti
- vedi figura 4 ).
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Figura
4
Quadro
di episclerite
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La
particolare esclusività che presentano le alterazioni della cornea
nel Crohn, anche se non particolarmente diffuse, merita qualche
nota aggiuntiva. E’ riportato in letteratura che le cheratiti
sono praticamente presenti solo nella Malattia di Crohn e, sebbene
non sia chiaro il meccanismo che sta alla base di questa associazione,
rappresentano una delle manifestazioni iniziali della malattia.
Tali alterazioni determinano un’irregolarità dell’epitelio corneale
e la comparsa di infiltrati di tipo infiammatorio. Si tratta di
alterazioni rilevabili solo ad un’esame biomicroscopico eseguito
dal medico oculista a 2-3 mm dal margine corneale ( limbus ). Gli
infiltrati vengono suddivisi in due categorie: epiteliali ( piccoli
puntini color grigio pallido ) e subepiteliali ( irregolarità lamellare
profonda ). E’ stato inoltre riportato da alcuni autori polacchi
il caso di un paziente con Colite ulcerosa affetto da una grave
ulcera corneale in cui è stato necessario un innesto di membrana
amniotica.
In
considerazione del possibile instaurarsi di una patologia corneale
in corso di M.I.C.I. è opportuno che i soggetti affetti da ametropie
( miopia, ipermetropia, astigmatismo
) che intendano sottoporsi ad interventi di chirurgia
rifrattiva ( oggi quasi esclusivamente effettuata con
utilizzo di laser ad eccimeri ),
valutino attentamente con il proprio specialista curante l’opportunità
di effettuare il trattamento. Talvolta la necessità non è puramente
estetica, ma correlata all’impossibilità ad utilizzare le lenti
a contatto per i problemi precedentemente esposti. A tutt’oggi nella
letteratura medica internazionale non vi sono descritti casi di
pazienti con Malattia di Crohn o Colite ulcerosa sottoposti a chirurgia
rifrattiva corneale in cui si siano verificate delle complicanze.
Pertanto, allo stato attuale, in linea teorica il trattamento non
sarebbe controindicato, anche se è sicuramente opportuno un attento
esame preoperatorio volto ad escludere una particolare predisposizione
a sviluppare patologie della superficie oculare che potrebbero rendere
maggiore il rischio potenziale di complicanze post-operatorie.
Particolare
menzione meritano le uveiti che
rappresentano una manifestazione oculare presente sia nella Malattia
di Crohn che nella Colite ulcerosa. Le donne risultano più colpite.
Le
uveiti anteriori ( cioè quelle che interessano l’iride ) sono le
più frequenti e nel 50 % dei casi sono presenti ad entrambi gli
occhi
(
anche se possono presentare differente gravità ).
L’iridociclite
è una forma non granulomatosa, tende a recidivare e presenta una
minore incidenza dopo colectomia ( l’eventuale ricorrenza dovrebbe
essere un’ulteriore indicazione per un reintervento ). Di solito
le manifestazioni uveali non sono estremamente gravi, ma possono
dar luogo a complicanze e sequele come la cataratta ed il glaucoma.
E’
stata riscontrata una concomitanza dell’uveite con altre patologie
in corso di M.I.C.I. In particolare il paziente con malattia di
Crohn che presenta un’uveite può presentare contemporaneamente una
patologia di tipo articolare ( artriti ), della cute ( eritema nodoso
), dell’orofaringe ( stomatite afosa ) e del sangue ( anemia sideropenica
).
Nella
Colite ulcerosa l’associazione di maggior riscontro con l’uveite
è data dalla spondilite anchilosante. In alcuni casi l’uveite precede
la colite, mentre in genere essa accompagna le esacerbazioni della
malattia.
Le
uveiti in corso di malattie infiammatorie croniche dell’intestino
costituiscono lo 0,3 - 0,5 % di tutte le uveiti.
I
più comuni sintomi delle uveiti comprendono l'ipersensibilità alla
luce, l'offuscamento della visione, il dolore e l’arrossamento oculare.
Una uveite può insorgere all'improvviso con rossore e dolore oculare
oppure può comparire subdolamente con sintomi di lieve intensità
ma graduale offuscamento della visione.
Le
cause delle uveiti possono essere molteplici: possono essere la
conseguenza di un'infezione ( virale, fungina, da parassiti ), di
un trauma oculare; in molti casi però la causa rimane sconosciuta.
Come
nel caso delle M.I.C.I. un’uveite può essere anche la conseguenza
di una malattia interessante inizialmente sedi differenti dall'occhio.
Spesso
le uveiti vengono scambiate per banali congiuntiviti; è quindi estremamente
importante che i pazienti con arrossamento oculare, dolore e annebbiamento
della visione vengano visitati da uno specialista. In tutti i casi
sarà imperativo istituire un trattamento adeguato per ridurre i
rischi di insorgenza di danni oculari permanenti.
Di
solito la terapia prevede l'instillazione frequente di gocce oculari
a base di steroidi e di dilatatori della pupilla ( midriatici e
cicloplegici ) con lo scopo di ridurre l'infiammazione ed il dolore
e prevenire le aderenze iride-cristallino. In caso di infiammazioni
a carico degli strati profondi dell'uvea sarà necessario effettuare
una terapia per via sistemica ( orale o parenterale ). Chiaramente,
in caso di individuazione della causa, andrà istituita una terapia
specifica.
Va
sottolineato che le uveiti interessanti la parte anteriore dell'occhio
( irite e/o cicliti ) insorgono di solito abbastanza all'improvviso,
tendono a durare 6-8 settimane e possono spesso, negli stadi precoci,
essere messe sotto controllo con l'uso frequente di colliri. Nella
maggior parte dei casi non è possibile individuare la causa di questo
tipo di uveiti, per cui la terapia attuata essenzialmente una terapia
aspecifica.
Le
uveiti interessanti la parte posteriore dell'occhio ( coroiditi
) tendono invece ad insorgere in maniera più subdola, tendono a
durare più a lungo e spesso sono più difficili da curare.
Nelle
forme più gravi di uveiti, oltre alla terapia generale, può risultare
necessaria la somministrazione di cortisonici iniettati in prossimità
del bulbo oculare ( iniezioni sottocongiuntivali oppure retrobulbari,
cioè nell’orbita ); se si manifesta un ipertono oculare o un glaucoma
secondario, farmaci antipertensivi oculari ( ad eccezione delle
prostaglandine che sono sconsigliate nelle forme post-uveitiche
).
Il
cristallino in genere paga le conseguenze ( evoluzione in cataratta
o aderenze con l’iride ) dei processi infiammatorii ( specie
se ricorrenti ) o delle terapie locali e generali ( in genere da
cortisone ).
A
livello retinico è possibile il riscontro di infiammazioni della
papilla ed otticopatie ( che
comportano delle alterazioni funzionali il più delle volte rilevate
dal paziente ).
Possibili
le alterazioni di tipo vascolare ( vasculiti
retiniche ) conseguenti a fenomeni tromboembolici o ad
una risposta immunologica per una patologia concomitante in un altro
distretto ( polmonare, muscolare, cutaneo ).
E’
opportuno ricordare che alcune patologie di cui abbiamo fatto cenno
possono essere anche dipendenti dai farmaci
utilizzati in
corso
di M.I.C.I.
Oltre
ai cortisonici, che come si diceva possono determinare la comparsa
di cataratta e di glaucoma, l’uso prolungato di salicilati è stato
a volte alla base di annebbiamenti visivi, a fenomeni di vasocostrizione
delle arterie retiniche, ad emorragie in vari distretti, e ad una
recrudescenza di blefarocongiuntiviti.
La visita oculistica
nei pazienti con M.I.C.I.
Sulla
scorta di quanto detto finora è ovviamente consigliabile che il
paziente affetto da malattie infiammatorie croniche dell’intestino
si sottoponga a periodiche visite oculistiche. La cadenza di tali
consulti non è quantificabile in quanto varia da caso a caso. E’
opportuno comunque che anche quei pazienti che non accusano disturbi
oculari si sottopongano almeno ai controlli consigliati a tutte
le fasce
della
popolazione ( in età scolare, intorno ai 40 anni, in occasione di
un cambio dell’occhiale, ecc. ) e che consultino un oculista in
quelle circostanze in cui si manifestano alcuni sintomi che potrebbero
essere dipendenti da alterazioni più o meno gravi dell’apparato
oculare
(
si veda a tal proposito quanto riportato nella Tabella 2 ).
La
visita oculistica nel paziente con M.I.C.I. non richiede particolari
strumentazioni e deve prevedere oltre al controllo della funzione
visiva
e della refrazione almeno un esame biomicroscopico degli occhi,
la misurazione della pressione intraoculare, l’esame del fondo oculare
e della funzionalità lacrimale.
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Quando
richiedere una visita oculistica :
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Descrizione
dei sintomi :
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Lacrimazione
( epifora
)
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E’
un segno molto frequente, può essere associato ad altri sintomi
e segni (arrossamento, bruciore, senso di corpo estraneo)
o isolato. Nel caso in cui sia isolato è spesso segno di parziale
ostruzione delle vie lacrimali. Spesso, tuttavia si associa
ad altri segni, divenendo un segno molto aspecifico, che necessita
di visita specialistica.
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Arrossamento
( iperemia )
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E’
anch’esso un segno molto aspecifico, associandosi a tutte
le patologie infiammatorie, dalle più banali alle più serie.
Se associato a dolore intenso può essere dipendente da ipertono,
uveite, sclerite. Soprattutto in questi ultimi casi è consigliabile
il consulto con il medico oculista.
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Prurito
oculare
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E’
un sintomo spesso legato a patologie di tipo allergico, come
le congiuntiviti. Può tuttavia essere presente anche in patologie
flogistiche di altra natura (blefariti, blefarocongiuntiviti)
o a sindromi da “occhio secco”. Consigliabile una
visita medica specialistica.
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Senso
di
“corpo
estraneo”
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Anch’esso
un sintomo tipico di molte condizioni flogistiche quali congiuntiviti
virali o allergiche, ma anche tipico delle abrasioni corneali,
della presenza di veri corpi estranei a sede congiuntivale,
nelle blefariti e nell’occhio secco (sensazione di sabbia).
Utile una visita medica oculistica.
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Secrezione
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E’
un segno tipico delle congiuntiviti virali e batteriche, come
di quelle allergiche, e meno frequentemente di altre patologie
flogistiche oculari. La presenza di secrezione agli angoli
dell’occhio può dipendere da una blefarite. Necessita di visita
medica oculistica.
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Dolore
bulbare
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E’
anch’esso un sintomo molto aspecifico, che si può accompagnare
ad un imponente corteo sintomatologico od essere isolato.
E’ frequente nelle nevralgie trigeminali, in alcune cefalee,
nelle sinuti, ma è anche tipico di tutte le malattie oculari
flogistiche o correlate ad ipertono, per cui necessita di
una visita medica oculistica.
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Visione
“appannata”
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Spesso
riferita da pazienti con le patologie più disparate, che vanno
dalla congiuntivite alle cheratiti ed alla cataratta, nonchè
a patologie flogistiche dell’uvea, all’ipertensione oculare,
a patologie della retina. Necessita di visita medica oculistica.
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Stanchezza
visiva
(
astenopia )
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E’
un sintomo assai frequente, spesso imputabile ad un difetto
di vista non corretto o non completamente correttto, che obbliga
l’occhio ad una notevole “fatica accomodativa”. L’adeguata
correzione del difetto di vista può essere risolutrice del
problema, anche se le cause di cefalea sono moltissime, e
solo alcune di esse di pertinenza dell’oculista.
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Visione
“doppia”
(
diplopia )
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E’
un sintomo legato alla visione degli oggetti come duplicati
e deve essere distinto, anche se non sempre il paziente è
in grado di farlo, dalla semplice visione “sfuocata”, in cui
gli oggetti hanno come un doppio contorno. E’ spesso associata
ad alterazioni della motilità oculare, ed in età adulta è
talvolta associato a patologie di origine vascolare, ipertensiva,
al diabete. Necessita di una visita medica oculistica.
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Cecità
per i colori
(
discromatopsia )
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Si
tratta di una patologia per lo più congenita, spesso ereditaria.
Può essere completa o parziale; tuttavia l’alterata percezione
dei colori insorta acutamente può essere spia di una patologia
della retina.
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Visione
“distorta... spezzata”
( metamorfopsia
)
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Con
questo termine ci si riferisce ad un sintomo molto preciso
per cui il paziente vede le linee rette (orizzontali e/o verticali),
come spezzate, interrotte o ondulate in una loro porzione.
Questo sintomo è più facile da evidenziare osservando un foglio
di quaderno a quadretti. E’ spesso correlato ad una patologia
della regione maculare anche di tipo flogistico, ma in genere
nella terza età è correlata alla “Degenerazione Maculare legata
all’età” (maculopatia senile), od alla crescita di mebrane
neovascolari a sede sottoretinica. Necessita di una visita
medica oculistica.
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Visione “difficoltosa al buio” ( emeralopia )
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Può
essere attribuita a molte cause che vanno da patologie retiniche,
agli esiti di trattamenti laser nei diabetici, alle patologie
glaucomatose, alle deficienze vitaminiche. Necessita di una
visita medica oculistica.
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Cecità improvvisa temporanea ( amaurosis fugax )
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Si
tratta di un sintomo spesso associato a patologie vascolari
e/o emoreologiche; in simili casi il flusso di sangue delle
arterie che portano sangue al globo oculare. E’ più tipico
degli ipertesi e/o vasculopatici. Necessita ella visita dell’oculista
e, ove questi lo ritenga necessario, della visita di un’internista
o angiologo o cardiologo.
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Visione di lampi
“fosfeni”
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La
visione di sagome luminose (tipo zig-zig) o “lampadine che
si accendono ad intermittenza” può essere un sintomo di natura
retinica o vascolare. Nell’un caso è legato ad una stimolazione
della retina da parte del vitreo (la gelatina che riempie
la gran parte del globo oculare), mentre nell’altro si può
trattare di una emicrania definita oftalmica. Necessita di
una visita medica oculistica.
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Visione di “mosche... puntini neri... filamenti... ragnatele” ( miodesopsie )
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E’
un sintomo correlato alle alterazioni del gel vitreale che
si hanno con l’età, od in alcune categorie di pazienti (miopi,
affetti da patologie oculari etc), in età anche molto giovanile.
La modificazione repentina di questi fenomeni, con notevole
incremento od insorgenza improvvisa, deve far consultare il
medico oculista.
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Visione di “ombre scure fisse” ( scotomi )
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Questo
sintomo, spesso riferito come “senso di tenda, sipario”, è
spesso associato a patologie retiniche importanti, per cui
necessita di un controllo medico oculistico a breve termine.
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Tabella
2
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Articolo
pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Maggio 2003
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