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Che
cosa è la coagulazione ?
Il
sistema della coagulazione è costituito da una rete molto complessa
di sostanze circolanti nel sangue e da particelle cellulari chiamate
piastrine. I costituenti del sistema di coagulazione sono in costante
equilibrio tra le componenti che ne favoriscono l’attivazione e
quelle che la inibiscono, così che in condizioni normali esso si
attiva solo in caso di bisogno (cioè in caso di ferite o altre condizioni
che portano ad emorragia, cioè a fuoriuscita del sangue dai vasi).
In questi casi, l’attivazione della coagulazione permette il blocco
delle emorragie tramite la formazione di coaguli.
Che
cosa è la trombosi ?
La
trombosi è la formazione di un coagulo all’interno di un vaso sanguigno
in tempi e situazioni non appropriate (cioè in assenza di una ferita)
e porta alla riduzione o all’abolizione completa del flusso sanguigno
nel vaso colpito. La trombosi è in genere favorita da un aumento
delle sostanze che favoriscono l’attivazione della coagulazione,
o dalla riduzione delle sostanze che normalmente la inibiscono e
la tengono sotto controllo, o dalla presenza di lesioni della parete
vascolare (aterosclerosi ad esempio), o dalla stasi del sangue (ad
esempio in caso di vene varicose alle gambe) o da una combinazione
di questi fattori.
Quali
sono le conseguenze della trombosi ?
Se
la trombosi avviene in un vaso arterioso, l’organo al quale è veicolato
il sangue da quell’arteria subirà una riduzione dell’apporto di
sangue con conseguente sofferenza del tessuto sino, nei casi in
cui l’occlusione sia completa e duratura, alla morte di parte di
esso (ad esempio nell’infarto cardiaco o nell’infarto cerebrale).
Se la trombosi avviene in un vaso venoso, ci sarà sofferenza dei
tessuti da cui quella determinata vena drena il sangue. Inoltre,
nei casi di trombosi arteriosa ma ancor più nei casi di trombosi
venosa, può esistere il rischio che parti del trombo si stacchino
(si parla allora di emboli) e vadano ad occludere vasi sanguigni
distanti (ad esempio nella embolia polmonare, frequente complicanza
della trombosi venosa degli arti inferiori). Da tutto ciò risulta
che la trombosi può essere causa di patologie anche gravi e spesso
con sequele croniche.
I
pazienti con M.I.C.I. hanno un rischio aumentato di trombosi ?
Il
rischio di trombosi come complicanza delle M.I.C.I. è noto da molti
anni ma la valutazione di quanto sia grande questo rischio è stata
accertata, almeno per quanto riguarda la trombosi venosa degli arti
e l’embolia polmonare, solo in un recentissimo lavoro eseguito in
Canada. In quello studio si dimostra che i pazienti con M.I.C.I.
corrano un rischio di trombosi da 3 a 10 volte superiore a quello
della popolazione generale. È bene tuttavia tenere presente, nonostante
le dimensioni non trascurabili di questo rischio, che queste complicanze
riguardano comunque una percentuale piccola di pazienti, quantificabile
approssimativamente attorno all’1-3 %.
Perchè
i pazienti con M.I.C.I. sono più predisposti alla trombosi
?
I
meccanismi alla base di questo aumentato rischio di trombosi nei
pazienti con M.I.C.I. non sono chiari. Alcune condizioni note per
aumentare il rischio di trombosi (operazioni chirurgiche, allettamento
prolungato, posizionamento di cateteri venosi a permanenza) possono
essere frequenti nei pazienti con M.I.C.I.. Anche l’infiammazione
cronica, ovunque sia localizzata, aumentando i livelli dei fattori
di coagulazione circolanti nel sangue, può facilitare l’insorgere
di trombosi. Questi riscontri non bastano tuttavia a spiegare l’aumentato
rischio trombotico nei pazienti con M.I.C.I.. Alcune complicanze
trombotiche, infatti, sono state osservate anche a distanza da interventi
chirurgici o in periodi di tranquillità della malattia e non possono
pertanto essere giustificate dai fattori di rischio elencati sopra.
Alcuni studi, eseguiti su piccoli gruppi di pazienti,
avevano suggerito che i pazienti con M.I.C.I., malattie con
una discreta componente ereditaria, potessero essere caratterizzati
da un’elevata frequenza di mutazioni in alcuni geni di proteine
della coagulazione. Tali mutazioni, quando presenti, inducono uno
stato che favorisce la trombosi. Un nostro studio, eseguito anche
con il contributo finanziario dell’AM.I.C.I. su un’ampia casistica
di pazienti e recentemente pubblicato su una rivista statunitense
( vedi Approfondimento 1 ), esclude questa ipotesi: le mutazioni
geniche pro-trombotiche non sono più frequenti nei pazienti con
M.I.C.I. rispetto alla popolazione generale. Abbiamo anche studiato
(ed anche questo studio è stato in parte finanziato da AM.I.C.I.
ed è stato pubblicato dalla stessa rivista) la possibilità che particolari
anticorpi riducano i livelli di proteina S, il più importante anticoagulante
naturale, nel plasma dei pazienti con M.I.C.I.. I risultati di questo
studio dimostrano, in effetti, che i pazienti con M.I.C.I. hanno
livelli di proteina S lievemente ridotti rispetto alla popolazione
di controllo, ma che questa riduzione non arriva quasi mai a livelli
pericolosi e non è correlata alla presenza di anticorpi diretti
contro questa proteina. Recentemente è emersa anche l’importanza
che può rivestire l’aumento dei livelli di omocisteina nel sangue.
L’omocisteina è un aminoacido che è elaborato dal nostro organismo
con l’aiuto di alcune vitamine (in particolare l’acido folico, la
vitamina B12 e la vitamina B6). Aumentati livelli di omocisteina
si accompagnano ad aumento del rischio di trombosi venosa ed arteriosa.
In uno studio recente abbiamo dimostrato che circa il 20 % dei pazienti
con M.I.C.I. presenta livelli aumentati di omocisteina e che questo
aumento è in stretto rapporto con deficit di acido folico e vitamina
B12. Dati ancora più recenti sembrano indicare che i pazienti con
M.I.C.I. portatori di una particolare mutazione genica siano ancora
più a rischio di iperomocisteinemia. Dagli stessi studi è anche
emerso che una corretta terapia di supplementazione vitaminica può
normalizzare i livelli di omocisteina.
Come
si fa la diagnosi di trombosi ?
Poiché
la trombosi, come detto, può colpire vasi sanguigni diversi e perciò
organi diversi, la diagnosi può basarsi su vari esami diagnostici.
In genere, gli esami più utilizzati per diagnosticare un evento
trombotico sono l’ecografia, la TAC, la scintigrafia, l’elettrocardiogramma
(quest’ultimo nel caso di infarto o ischemia cardiache).
Come
si cura la trombosi ?
In
generale, la terapia di un evento trombotico si basa sull’uso di
farmaci anticoagulanti e di farmaci
trombolitici. Questi ultimi sciolgono il trombo formatosi
mentre i primi inibiscono l’attività del sistema di coagulazione.
In altri casi, possono essere utili i farmaci che riducono l’attività
delle piastrine quali gli anti-infiammatori non steroidei (per intenderci,
l’aspirina), che però è meglio non utilizzare nelle M.I.C.I..
Cosa
si può fare per ridurre i rischi di una trombosi ?
È
importante ridurre al minimo le fasi di attività di malattia e
mettere in atto, in caso di chirurgia o di allettamento prolungato,
le terapie preventive adeguate. È inoltre importante che il paziente
segua, in accordo con il curante, diete complete ed equilibrate
che riducano le possibilità di carenze vitaminiche. Nei pazienti
con cattivo assorbimento delle vitamine per resezioni chirurgiche
o per restrizioni dietetiche, è opportuna una valutazione attenta
dello stato vitaminico seguita da un’eventuale supplementazione.
Articolo
pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Giugno 2002
Approfondimenti
:
(per
leggere l'abstract dell'articolo clicca sull'icona )
1-
M.Vecchi e coll. : Inflammatory Bowel Diseases Are
Not Associated with Major Hereditary Conditions Predisposing to
Thrombosis. Digestive
Diseases and Sciences Vol. 45, No. 7 ( July 2000 ) pp. 1465 - 1469
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