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I
corticosteroidi o cortisonici ( principalmente Prednisone, Prednisolone
e Metilprednisolone ) rappresentano una classe di farmaci molto
importante nella terapia delle malattie infiammatorie croniche intestinali.
Essi sono derivati da sostanze di tipo ormonale già normalmente
prodotte dall’organismo nella ghiandola surrenale e sono caratterizzati
da una elevata attività anti-infiammatoria.
Il
riconoscimento della loro efficacia terapeutica nelle M.I.C.I. risale
a circa 50 anni orsono e, da allora, il loro utilizzo ha modificato
grandemente la storia naturale delle malattie, che prima erano malattie
di competenza prevalentemente chirurgica.
Il
loro uso è tuttavia gravato da una frequenza piuttosto elevata di
effetti collaterali anche seri e ciò ne limita almeno in parte un
loro più ampio utilizzo.
Riportiamo
qui di seguito le principali indicazioni all’uso dei cortisonici
nel campo delle M.I.C.I. ed i loro principali effetti collaterali.
Indicazioni
Nella
colite ulcerosa i cortisonici vengono di solito utilizzati nelle
fasi acute o gravi secondo la classificazione clinica di Truelove.
Nelle
forme moderate essi vengono introdotti solo dopo il fallimento di
terapie a base di 5-aminosalicilico ed in genere vengono somministrati
per bocca ad un paziente seguito ambulatoriarmente. In alcuni di
questi casi, si può optare per la somministrazione intramuscolare.
Nelle
forme di attacco grave, invece, la situazione del paziente è tale
da rendere necessario un ricovero ospedaliero ed in questi casi
la somministrazione dei cortisonici deve essere effettuata per via
endovenosa, in unica somministrazione o per infusione continua.
Anche
nella malattia di Crohn l’uso dei cortisonici è di grande utilità
nelle fasi di attacco acuto della malattia e soprattutto nelle forme
con un impiego clinico maggiore, tali cioè da rendere necessario
un intervento terapeutico di efficacia più certa e più rapida rispetto
al 5-ASA. Va tuttavia sottolineato come in certe forme di
malattia di Crohn caratterizzate da presenza (o dal sospetto) di
fistole o ascessi l’uso dei cortisonici possa essere dannoso.
I
cortisonici trovano invece scarsa applicazione nelle terapie di
mantenimento di entrambe le malattie e ciò per tre motivi principali:
in primo luogo una utilità dei cortisonici nel prevenire le riacutizzazioni
di malattia non è mai stata dimostrata con certezza. In secondo
luogo, di fatto disponiamo già di farmaci (il 5-ASA) utilizzabili
in tal senso. Da ultimo, l’uso cronico di cortisonici è più frequentemente
caratterizzato dall’insorgenza di effetti collaterali.
Controindicazioni
Situazioni
in cui è sconsigliato l’uso dei cortisonici sono rappresentate dalla
presenza di gravi infezioni o di ulcere gastroduodenali in atto.
In
corso di gravidanza non vi è controindicazione assoluta nell’uso
di cortisonici, se usata secondo le corrette indicazioni.
Effetti
collaterali
I
principali effetti collaterali dei cortisonici possono derivare
principalmente da due situazioni: da una sospensione troppo brusca
della loro somministrazione o da un uso prolungato di alte dosi.
Nel
primo caso i disturbi principali lamentati dal paziente sono febbre,
dolori muscolari e articolari, malessere generale. In rari casi
è stato osservata anche una grave forma di edema celebrale. Questi
sintomi da sospensione troppo rapida dei cortisonici possono avvenire
solo se la terapia si è protratta ad alte dosi per un certo tempo
e comunque vengono sempre prevenuti utilizzando appositi schemi
di riduzione progressiva della dose amministrata.
Più
frequenti e quindi più rilevanti sono gli effetti collaterali che
si osservano nella terapia prolungata. Nella maggior parte dei pazienti
trattati con dosi alte per settimane si può notare una alterazione
nella normale distribuzione di grasso corporeo, una perdita relativa
delle masse muscolari ed una ritenzione di liquidi. Ciò può comportare
una certa alterazione dell’aspetto fisico del paziente con gonfiore
del viso, accumulo di grasso dietro le spalle e sull’addome e riduzione
della muscolatura, soprattutto a gambe e braccia. A ciò può accompagnarsi
una certa tendenza all’aumento dei peli nelle donne ed una tendenza
alla formazione di follicoliti (foruncoli) soprattutto nei giovani.
Tutte queste alterazioni dell’aspetto fisico del paziente regrediscono
alla riduzione della dose e tendono a scomparire alla sospensione
della terapia.
Altri
effetti collaterali meno avvertiti dal paziente ma talora più clinicamente
rilevanti devono essere ben conosciuti dal medico per una loro efficace
prevenzione o per un loro eventuale trattamento, se richiesto.
I
cortisonici possono interferire con il normale equilibrio esistente
nell’organismo tra liquidi ed elettroliti (Sodio, Potassio, etc.)
in esso contenuti. Essi possono inoltre alterare i livelli di glucosio
(zucchero) nel sangue, svelando una predisposizione al diabete o
scompensando un diabete già noto. Poiché essi agiscono in parte
sopprimendo le difese immunitarie del paziente trattato, i cortisonici
possono in teoria predisporlo ad infezioni.
Più
discusso e probabilmente molto sopravvalutato il rischio di induzione
di ulcere gastroduodenali e gastriti.
Come
già detto, essi possono portare ad una sofferenza muscolare, in
rari casi grave e favoriscono lo sviluppo di cataratta all’occhio.
In
molti pazienti essi producono un certo grado di eccitabilità nervosa
che ne sconsiglia l’assunzione serale per evitare insonnia; in casi
più rari si possono avere quadri di agitazione psichica meritevoli
di trattamento specifico.
Un
effetto collaterale importante ma che raramente comporta disturbi
avvertibili dal paziente è l’effetto dei cortisonici nel metabolismo
dell’osso. E’ ormai accertato che l’uso dei cortisonici altera l’osso
inducendo una osteoporosi anche importante.E’ pertanto opportuno
che il paziente che fa uso frequente di cortisonici o i soggetti
che, pur facendo un uso limitato, presentano altri fattori di rischio
per osteoporosi ( ad esempio le donne in menopausa) vengano seguiti
attentamente in ambiente specialistico per questo problema.
E’
da ricordare inoltre come, nei bambini trattati con cortisonici,
si assista ad un ritardato sviluppo ed a una riduzione o un arresto
della normale crescita corporea.
Conclusioni
Una
lettura di questo elenco di effetti collaterali può certamente essere
causa di preoccupazioni e timori per il paziente che debba affrontare
una terapia con cortisonici. Ci sembra perciò opportuno ricordare
che gli effetti collaterali più gravi sono rari e che la maggior
parte di essi può essere efficacemente combattuta o prevenuta con
mezzi idonei dal medico che ha prescritto la terapia. In ogni caso,
il medico valuta sempre le sue scelte terapeutiche sulla base dei
vantaggi che possono essere ottenuti e dei possibili effetti collaterali
che quelle scelte terapeutiche comportano.
Crediamo
pertanto opportuno che il paziente si affidi con serenità al proprio
specialista di fiducia e segua le terapie prescritte.
La
conoscenza dei loro possibili effetti collaterali potrà pertanto
essere utile soprattutto per un più precoce riconoscimento e una
tempestiva segnalazione degli stessi al medico curante.
Articolo
pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Marzo 1997
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Aggiornamento
sulla terapia cortisonica tratto da "Vademecum IBD"
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Esistono
cortisonici senza effetti collaterali?
Da molti anni i pazienti con asma o raffreddore allergico sono
curati con forme topiche di steroide, che pur avendo una potente
azione locale sono distrutti rapidamente dal fegato, con rapida
scomparsa dal circolo e minori effetti collaterali sistemici ed
una minore soppressione dell'asse ipofisi-surrene.
Nella terapia delle M.I.C.I. sono stati presi in
considerazione e utilizzati il Beclometasone dipropionato e la Budesonide.
Il Beclometasone dipropionato ( BDP ) è un cortisonico 500 volte più potente dell'idrocortisone, scarsamente
idrosolubile, inattivato a livello epatico, dotato di alta affinità
recettoriale con conseguente scarso assorbimento intestinale e assenza
di inibizione dell'asse ipofisi cortico surrenalico. Studi clinici
hanno dimostrato che in pazienti con Colite ulcerosa distale, clismi
di BDP hanno la stessa efficacia di clismi di prednisone praticati
una sola volta al giorno per 4 settimane. In un singolo studio la
combinazione di Mesalazina più BDP clismi era superiore alla sola
Mesalazina o al solo BDP in pazienti con colite distale.
La Budesonide è un cortisonico 200 volte più potente
dell'idrocortisone, rapidamente metabolizzato dal fegato, che non
interferisce con l'asse ipofisi cortico surrenalico. In pazienti
con colite sinistra, la Budesonide somministrata in clismi alla
dose di 2-4 mg per ml, diffonde entro 15 minuti alla flessura splenica
e determina miglioramento clinico, endoscopico e istologico, sovrapponibile
a quello ottenuto con i cortisonici tradizionali.
Entrambi questi steroidi sono disponibili anche
per somministrazione orale, in formulazioni a rilascio controllato.
Sia il BDP che la Budesonide rappresentano steroidi
più sicuri e tollerabili, rispetto ai cortisonici tradizionali.
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Formula
di struttura del
Beclometasone
dipropionato
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