L’esame
istologico rappresenta ancora oggi uno dei momenti fondamentali
per la diagnosi della malattia di Crohn e della Colite Ulcerosa
nonché della diagnostica differenziale con le altre forme di Colite
e nell’individuazione di precoci lesioni pre-cancerose .
Scopo
della nostra breve trattazione è quella di fornire dei criteri semplici,
facilmente riproducibili per poter permettere di capire, anche ai
non addetti, quale sia l’iter diagnostico e quali sono gli elementi
base che consentono al patologo “ il medico che il paziente non
vede mai “ di formulare una diagnosi così impegnativa tenendo ben
presente che la diagnosi definitiva è sempre il frutto di un lavoro
di equipe tra diversi specialisti di cui il gastroenterologo rappresenta
l’elemento di sintesi
finale.
Un
primo punto fondamentale da considerare è che la diagnosi iniziale, fatta eccezione per i casi di colite fulminante
o di megacolon tossico in cui l’esame istologico è compiuto su pezzi
operatori, viene effettuata su materiale bioptico ossia su frammenti
di mucosa colica o intestinale che vengono prelevati nel corso dell’esame
endoscopico; orbene è importante che il patologo conosca tutti i
dati clinici relativi al paziente ossia durata e tipo dei sintomi,
estensione delle lesioni all’esame endoscopico, gli eventuali esami
radiologici effettuati e, soprattutto l’opinione del gastroenterologo
e dell’endoscopista; in questo senso è consigliabile fornire al
clinico e all’endoscopista una scheda che comprenda tutti i dati
da associare sempre al materiale bioptico.
Altro
elemento importante è un vasto
campionamento dei tratti esplorati in modo da fornire il maggior
numero di biopsie possibili da esaminare compatibilmente con le
condizioni del paziente e dello stato dei segmenti esaminati.
Queste
biopsie devono sempre essere
correttamente orientate in modo da permettere una precisa localizzazione
sia della sede della biopsia sia delle differenti strutture anatomiche che compongono la parete intestinale,
in questo senso l’orientamento delle biopsie su filtri millipore di acetato di cellulosa su cui le biopsie devono
essere disposte in perfetta linea indiana e in ogni singolo quadratino
di cui essi sono composti rappresenta, nella nostra esperienza,
mutuata da quella dell’Ospedale St. Mark di Londra
il mezzo più utile e facile da utilizzare anche perché non
crea successivamente problemi al tecnico di anatomia patologica
permettendo di includere le biopsie nel loro insieme senza
necessità di toccarle e soprattutto di avere un preciso punto di
repere per l’inclusione stessa.
Una
volta compiute tutte le operazioni tecniche necessarie di cui il
taglio e le colorazioni delle biopsie sono un momento fondamentale
si giunge all’allestimento del così detto “ vetrino “ ossia del
campione istologico colorato e posto su un supporto vitreo che verrà
esaminato al microscopio ottico, in questo senso la routinaria colorazione
in Ematossilina ed Eosina è già di per sé sufficiente per permettere
ad un patologo esperto di formulare una diagnosi di certezza.
A
questo punto di fronte ad un vetrino istologico il patologo deve
porsi e deve saper rispondere alle seguenti domande :
| A
) |
La
mucosa è normale o patologica ? |
| B
) |
Se
è una condizione patologica ci troviamo di fronte ad una Colite
idiopatica ( Crohn-Colite Ulcerosa ) oppure ad
un’altra
forma
di colite?
|
| C
) |
Se è una Colite idiopatica è un Crohn o una Colite Ulcerosa?
|
| D
) |
Vi
sono delle alterazioni precancerose? |
Procediamo
con ordine, per quanto riguarda il primo punto il patologo deve
sempre esaminare e considerare quattro categorie fondamentali :
architettura della mucosa, cellularità della lamina propria,
infiltrazione di elementi infiammatori, anormalità epiteliali.
In
una mucosa normale gli elementi ghiandolari sono perfettamente paralleli
tra loro occupano l’intero spessore della mucosa giungendo a contatto
con la muscolaris mucosae ed hanno un corredo di cellule producenti
muco che riveste l’intera ghiandola, nella lamina propria, ossia
tra le ghiandole, si possono trovare plasmacellule, linfociti, occasionali
eosinofili ma non granulociti neutrofili ( Figura 1 ).
|
A
|
|
|
Fig 1 - Mucosa colica normale
|
Se
questi elementi sono alterati in vario modo ci troviamo di fronte
al problema è una colite idiopatica o un’altra forma di colite e
quale?
Per
questo secondo aspetto occorre
considerare che vi sono molteplici ulteriori forme di colite che
molto semplicemente possono essere così riassunte:
A)
Coliti infettive ( comprendenti anche le parassitarie
)
B)
Coliti ischemiche
C)
Coliti pseudo-menbranose
D)
Coliti rare
Le
coliti a genesi infettiva
rappresentano il capitolo numericamente preponderante della patologia
colica e gli elementi morfologici che ci permettono di porre una
diagnosi di questo tipo sono i seguenti:
normale
architettura degli elementi ghiandolari
aumento
della cellularità della lamina propria
infiltrazione
di granulociti polimorfonucleati neutrofili nelle fasi iniziali
deplezione
dell’attività mucipara degli elementi ghiandolari
infiammazione
discontinua e focale criptite ossia aggressione degli elementi ghiandolari
da parte degli elementi
infiammatori.
Questi
criteri, sopra elencati, permettono di porre una diagnosi di colite
a genesi infettiva in
cui l’elemento importante è la sostanziale regolarità architetturale
degli elementi ghiandolari, questa diagnosi va convalidata da una
analisi microbiologica delle feci che consenta di individuare l’agente
etiologico per una terapia mirata; a questa forma è correlata quella
legata ad agenti parassitari spesso identificabili morfologicamente
quali ad esempio le coliti Amebiche ( Figura 2 ), da Schistosoma
( Figura 3 ), da Strongiloides Stercoralis, da Brachispira Aalborgi (
Figura 4 ), nonché quelle da virus ad esempio Citomegalovirus e
Adenovirus, tutte condizioni in cui l’esperienza del patologo è
determinante.
| A |
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A |
 |
A |
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Figura 2 - Colite amebica con
le tipiche strutture parassitarie |
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Figura 3 - Colite da Schistosoma |
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Figura 4 - Colite da Brachispira
Aalborgi |
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