DIAGNOSI ISTOPATOLOGICA DELLE COLITI IDIOPATICHE 

( Malattia di Crohn e Colite ulcerosa )

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Vincenzo Villanacci

2° Servizio di Anatomia e Istologia patologica 

Spedali Civili di Brescia

 

L’esame istologico rappresenta ancora oggi uno dei momenti fondamentali per la diagnosi della malattia di Crohn e della Colite Ulcerosa nonché della diagnostica differenziale con le altre forme di Colite e nell’individuazione di precoci lesioni pre-cancerose .

 Scopo della nostra breve trattazione è quella di fornire dei criteri semplici, facilmente riproducibili per poter permettere di capire, anche ai non addetti, quale sia l’iter diagnostico e quali sono gli elementi base che consentono al patologo “ il medico che il paziente non vede mai “ di formulare una diagnosi così impegnativa tenendo ben presente che la diagnosi definitiva è sempre il frutto di un lavoro di equipe tra diversi specialisti di cui il gastroenterologo rappresenta l’elemento  di sintesi finale.

 

Un primo punto fondamentale da considerare è che la  diagnosi iniziale, fatta eccezione per i casi di colite fulminante o di megacolon tossico in cui l’esame istologico è compiuto su pezzi operatori, viene effettuata su materiale bioptico ossia su frammenti di mucosa colica o intestinale che vengono prelevati nel corso dell’esame endoscopico; orbene è importante che il patologo conosca tutti i dati clinici relativi al paziente ossia durata e tipo dei sintomi, estensione delle lesioni all’esame endoscopico, gli eventuali esami radiologici effettuati e, soprattutto l’opinione del gastroenterologo e dell’endoscopista; in questo senso è consigliabile fornire al clinico e all’endoscopista una scheda che comprenda tutti i dati da associare sempre al materiale bioptico.

Altro elemento importante è un vasto campionamento dei tratti esplorati in modo da fornire il maggior numero di biopsie possibili da esaminare compatibilmente con le condizioni del paziente e dello stato dei segmenti esaminati.

Queste biopsie devono sempre essere correttamente orientate in modo da permettere una precisa localizzazione sia della sede della biopsia sia delle differenti  strutture anatomiche che compongono la parete intestinale, in questo senso l’orientamento delle biopsie su filtri millipore di acetato di cellulosa su cui le biopsie devono essere disposte in perfetta linea indiana e in ogni singolo quadratino di cui essi sono composti rappresenta, nella nostra esperienza, mutuata da quella dell’Ospedale St. Mark di Londra   il mezzo più utile e facile da utilizzare anche perché non crea successivamente problemi al tecnico di anatomia patologica  permettendo di includere le biopsie nel loro insieme senza necessità di toccarle e soprattutto di avere un preciso punto di repere per l’inclusione stessa.

Una volta compiute tutte le operazioni tecniche necessarie di cui il taglio e le colorazioni delle biopsie sono un momento fondamentale si giunge all’allestimento del così detto “ vetrino “ ossia del campione istologico colorato e posto su un supporto vitreo che verrà esaminato al microscopio ottico, in questo senso la routinaria colorazione in Ematossilina ed Eosina è già di per sé sufficiente per permettere ad un patologo esperto di formulare una diagnosi di certezza.

A questo punto di fronte ad un vetrino istologico il patologo deve porsi e deve saper rispondere alle seguenti domande :  

A ) La mucosa è normale o patologica ?  
B )

Se è una condizione patologica ci troviamo di fronte ad una Colite idiopatica ( Crohn-Colite Ulcerosa ) oppure ad

un’altra forma di colite?  

C ) Se è una Colite idiopatica è un Crohn o una Colite Ulcerosa?  
D ) Vi sono delle alterazioni precancerose?  

Procediamo con ordine, per quanto riguarda il primo punto il patologo deve sempre esaminare e considerare quattro categorie fondamentali : architettura della mucosa, cellularità della lamina propria, infiltrazione di elementi infiammatori, anormalità epiteliali.

In una mucosa normale gli elementi ghiandolari sono perfettamente paralleli tra loro occupano l’intero spessore della mucosa giungendo a contatto con la muscolaris mucosae ed hanno un corredo di cellule producenti muco che riveste l’intera ghiandola, nella lamina propria, ossia tra le ghiandole, si possono trovare plasmacellule, linfociti, occasionali eosinofili ma non granulociti neutrofili ( Figura 1 ).

A

Fig 1 - Mucosa colica normale

Se questi elementi sono alterati in vario modo ci troviamo di fronte al problema è una colite idiopatica o un’altra forma di colite e quale?

Per questo secondo aspetto  occorre considerare che vi sono molteplici ulteriori forme di colite che molto semplicemente possono essere così riassunte:  

A)   Coliti infettive ( comprendenti anche le parassitarie )

B)   Coliti ischemiche

C)   Coliti pseudo-menbranose

D)   Coliti rare

Le coliti a genesi infettiva rappresentano il capitolo numericamente preponderante della patologia colica e gli elementi morfologici che ci permettono di porre una diagnosi di questo tipo sono i seguenti:

normale architettura degli elementi ghiandolari

aumento della cellularità della lamina propria

infiltrazione di granulociti polimorfonucleati neutrofili nelle fasi iniziali

deplezione dell’attività mucipara degli elementi ghiandolari

infiammazione discontinua e focale criptite ossia aggressione degli elementi ghiandolari da parte degli elementi

infiammatori.

Questi criteri, sopra elencati, permettono di porre una diagnosi di colite a genesi infettiva  in cui l’elemento importante è la sostanziale regolarità architetturale degli elementi ghiandolari, questa diagnosi va convalidata da una analisi microbiologica delle feci che consenta di individuare l’agente etiologico per una terapia mirata; a questa forma è correlata quella legata ad agenti parassitari spesso identificabili morfologicamente quali ad esempio le coliti Amebiche ( Figura 2 ), da Schistosoma ( Figura 3 ), da Strongiloides Stercoralis, da Brachispira Aalborgi ( Figura 4 ), nonché quelle da virus ad esempio Citomegalovirus e  Adenovirus, tutte condizioni in cui l’esperienza del patologo è determinante. 

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Figura 2 - Colite amebica con le tipiche strutture parassitarie Figura 3 - Colite da Schistosoma Figura 4 - Colite da Brachispira Aalborgi

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