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Il tubo digerente è stato
da sempre considerato un difficile campo di applicazione per l’ecografia,
ritenuta a lungo una metodica non adeguata per lo studio del tratto
gastroenterico a causa del suo contenuto aereo. Ciò è dimostrato
dal fatto che la presenza di meteorismo, che ostacola la progressione
degli ultrasuoni, è la principale causa di insuccesso dell’ecografia
dell’addome. Tuttavia, lo sviluppo tecnologico degli apparecchi
ecografici e l’accresciuta esperienza degli ecografisti, hanno permesso
all’ecografia di divenire in questi anni un valido strumento diagnostico
in molte patologie intestinali, in particolare in quelle che determinano
l’ispessimento delle pareti come le malattie infiammatorie croniche
dell’intestino (IBD).
Diversamente dall’esame endoscopico
che valuta la superficie mucosa (interna) della parete dell’intestino,
l’ecografia permette di osservare il coinvolgimento dell’intera
parete intestinale e l’eventuale presenza di alterazioni esterne
alla parete. Sotto questo punto di vista, le potenzialità dell’ecografia
si prestano soprattutto allo studio della malattia di Crohn, caratterizzata
dalla infiammazione dell’intera parete intestinale, dal coinvolgimento
di distretti intestinali difficilmente accessibili dall’endoscopia
come l’ileo e dalla possibile presenza di complicanze estese oltre
la parete intestinale come le fistole e gli ascessi. Meno utile è il ruolo dell’ecografia nella colite
ulcerosa.
Attualmente, l’ecografia
nelle IBD vede tre principali indicazioni:
1 ) può essere impiegata
come indagine di prima istanza preliminare ad indagini invasive
(come la radiografia con mezzo di contrasto, la coloscopia e la
tomografia computerizzata) in pazienti con sintomatologia addominale,
2) può essere utile per differenziare
il morbo di Crohn da una colite ulcerosa e
3) è utile nel follow-up
dei pazienti con IBD per valutarne l’estensione e le eventuali complicanze
(Tabella I).
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Indicazioni
all’impiego dell’ecografia intestinale nella malattia di Crohn
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Indagine
di screening / Indagine di I° livello
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Diagnosi
differenziale nelle IBD sospette o certe
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Valutazione
/ Follow up nella malattia di Crohn
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- Estensione
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- Recidiva dopo chirurgia
radicale
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- Complicanze intraaddominali
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- Attività
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- Definizione del rischio
di recidiva
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Tabella I
Le IBD sono infatti malattie
caratterizzate da periodi di remissione e riacutizzazioni cliniche
ed endoscopiche e i pazienti che ne sono affetti vengono sottoposti
regolarmente a controlli endoscopici e radiologici, utili per pianificare
correttamente la terapia ed il follow-up. Questi esami sono tuttavia
invasivi e talvolta sconsigliati per l’esposizioni a radiazioni.
Per tale motivo, l’ecografia rappresenta un’utile indagine complementare
ed una valida alternativa nella diagnosi e del follow-up delle IBD.
Occorre tuttavia ricordare
che l’ecografia intestinale è un’applicazione relativamente ‘nuova’
(ha solo 20 anni!) ed accolta ancora con scetticismo da alcuni medici
e con eccessivo entusiasmo da altri (come tutte le ‘novità’!). In
realtà ciò è dovuto al fatto che l’ecografia non fornisce una visione
panoramica dell’intestino, è di difficile lettura da parte dei non
‘specialisti’ ed è legata all’esperienza dell’operatore probabilmente
più di altre metodiche di imaging come la radiografia, la tomografia
computerizzata (TC) e la coloscopia. Inoltre, l’esame ecografico
dell’intestino è fortemente limitato nel paziente obeso, e nella
valutazione della localizzazione anorettale, o in presenza di una
malattia caratterizzata solo da lesioni superficiali come le erosioni
aftoidi. In pazienti affetti da IBD che presentano queste condizioni
l’esame ecografico dell’intestino può risultare del tutto negativo,
anche in mani esperte.
ECOGRAFIA
NELLA MALATTIA DI CROHN
L’impiego dell’ecografia
nella malattia di Crohn non si limita allo studio della parete intestinale
ma si estende alla valutazione delle complicanze intestinali della
malattia come le stenosi, gli ascessi e le fistole.
Le pareti intestinali interessate
dalla malattia appaiono ecograficamente di spessore aumentato, rigide,
prive di attività peristaltica nel tenue e della normale austratura
nel colon, e talvolta con scomparsa della normale ecostratificazione
(Figura 1).
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Figura 1
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Tra queste caratteristiche,
l’aumentato spessore delle pareti (variabile mediamente da 5 a 10
mm) rappresenta uno dei reperti più comuni, osservabile nella quasi
totalità dei pazienti. Il riscontro di pareti intestinali con queste
caratteristiche consente di diagnosticare correttamente la malattia
di Crohn quando esso è presente in 80-96 pazienti su 100 (veri positivi
o sensibilità: 80-96%) e porre erroneamente il sospetto della malattia
quando essa è assente in 5-10 pazienti su 100 (falsi positivi o
specificità: 90-95% (1-8).
Il reperto di pareti intestinali
ispessite può essere utile per porre il sospetto clinico della malattia
e può indicare la progressione dell’estensione dell’interessamento
intestinale nei pazienti con malattia di Crohn nota (7,9,10).
Se da un lato la presenza
di aumentato spessore delle pareti della anse rappresenta un reperto
assai frequente della malattia di Crohn, esso tuttavia non è specifico
essendo osservabile anche in altre malattie come l’appendicite,
le coliti infettive, la diverticolite e i tumori dell’intestino.
In questi casi tuttavia, le caratteristiche e la sede dell’ispessimento
sono spesso differenti da quelle del morbo di Crohn. Assai poco
studiato e pertanto di poca utilità è il ruolo dell’ecografia nella
differenziazione tra malattia di Crohn e colite ulcerosa, soprattutto
per caratterizzare le coliti ‘indeterminate’ (non Crohn e non colite
ulcerosa) che rappresentano
circa il 10% delle IBD.
L’entità dell’ispessimento
parietale ha un significato ancora controverso e comunque apparentemente
non legato all’attività clinica e biochimica della malattia (7).
Diversamente dallo spessore parietale, l’ecostratificazione della
parete sembrano essere un criterio legato alla attività clinica
della malattia. Infatti, nelle forme attive, le pareti intestinali
sono più frequentemente ipoecogene, con perdita della regolare ecostratificazione
(6). Frequentemente, in questi casi le anse sono conglobate in una
massa infiammatoria talvolta difficilmente differenziabile da un
ascesso.
L’ecografia permette di rilevare
le principali complicanze addominali della malattia come le stenosi,
gli ascessi e le fistole, ossia le principali indicazioni all’intervento
chirurgico. In particolare la presenza di stenosi, osservabile come
dilatazione delle anse a monte di un tratto di intestino con pareti
ispessite e rigide, è rilevabile correttamente in oltre il 75% dei
pazienti (11). L’accuratezza dell’ecografia nel rilevare questa
complicanza è più elevata nei pazienti con stenosi severe al punto
da richiedere l’intervento chirurgico (96%).
L’ecografia riveste un ruolo
molto importante nella diagnosi degli ascessi addominali rilevabili
correttamente nell’85% circa dei casi, con sensibilità maggiore
per le raccolte della parete addominale e inferiore per quelle intraaddomnali
profonde (11).
Benchè sia ampiamente documentata
la possibilità di rilevare con l’ecografia la presenza di tramiti
fistolosi entero-enterici, entero-vescicali ed enterocutanei l’accuratezza
di questa metodica per questo tipo di complicanza è ancora controversa
ed apparentemente dipendente dal tipo di fistola (la sensibilità
è inferiore per le fistole entero-enteriche) (12). E’ possibile
tuttavia che l’ecografia sia in grado di evideniziare tramiti fistolosi
che sfuggono all’esame radiografico con mezzo di contrasto.
Altri reperti di comune riscontro
nell’esame ecografico effettuato nel paziente con malattia di Crohn
sono la presenza di linfonodi e l’ipertrofia del mesentere. Il significato
clinico di questi reperti, verosimilmente legato all’intesità della
flogosi intestinale, è a tutt’oggi ancora oscuro.
Un’altra
indicazione dell’esame ecografico, tuttora oggetto di studi , è
la possibilità di utilizzare il dato ecografico relativo alla parete
intestinale per predire il rischio di ricediva dei pazienti. I dati
attualmente disponibili hanno dimostrato che il mancato miglioramento
dell’ispessimento parietale dopo l’intervento chirurgico per stenosi,
è un indice prognostico sfavorevole ed espone i pazienti ad un maggior
rischio di recidiva ( Fig. 2 ).
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Figura 2 ( clicca
sull'immagine per ingrandirla )
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ECOGRAFIA
NELLA COLITE ULCEROSA
La colite ulcerosa è un’affezione
cronico recidivante che colpisce essenzialmente il colon con un’interessamento
prevalentemente distale ed una prognosi strettamente legata all’estensione
ed all’attività della malattia. La valutazione di questi parametri
è stata, e viene ancora oggi affidata alla colonscopia totale con
prelievi bioptici della mucosa ed al clisma opaco con doppio mezzo
di contrasto. Spesso, tuttavia, queste indagini sono sconsigliabili
nelle fasi acute della malattia a causa della maggior possibilità
di complicazioni. In questi casi il trattamento viene impostato
sulla base del quadro clinico e bioumorale
L’ecografia nelle fasi acute
della malattia intestinale si è dimostrata di utilità sia per rilevare
l’estensione della colite che per suggerire il grado di infiammazione
della mucosa.
I reperti ecografici nella
colite ulcerosa sono costituiti da un ispessimento parietale generalmente
inferiore e più regolare rispetto a quello osservabile nella malattia
di Crohn e dalla scomparsa
della normale austratura colica.
L’estensione dell’ispessimento
parietale con la conseguente assenza di austra, riflette abbastanza
accuratamente l’estensione della malattia intestinale determinata
sia con clisma opaco che con scintigrafia (13,14). L’entità di ispessimento
parietale nella colite è strettamente legata al grado di attività
clinica, bioumorale ed endoscopica della colite ulcerosa ed è stato
dimostrato che essa presenta una stretta correlazione con il grado
di attività scintigrafica determinato mediante scintigrafia con
leucociti marcati. Diversamente dalla malattia di Crohn, quindi,
nella colite ulcerosa nella fase di remissione della malattia è
presente una sostanziale normalizzazione dello spessore parietale.
Fa eccezione a questo quadro l’estremo assottigliamento delle pareti
osservabile in presenza di megacolon tossico, un quadro clinico
attualmente di infrequente riscontro rispetto al passato.
Strettamente legato all’attività
clinica della colite ulcerosa sono anche le caratteristiche dell’ecostruttura
della parete intestinale. La colite ulcerosa è una patologia in
cui l’infiammazione e l’edema interessano prevalentemente la mucosa
che solo nelle forme piu’ severe interessano anche gli strati parietali
più profondi. Il corrispettivo ecografico di queste alterazioni
sono quindi costituite da un’ecostruttura parietale prevalentemente
ipoecogena nelle forme severamente attive e dall’ecostruttura stratificata
nelle forme lievemente attive e quiescenti della malattia.
Benchè non sia possibile
rilevare con certezza la presenza di ulcere e pseudopolipi, l’ecografia
ne può far sospettare la presenza sulla base dell’irregolarità del
profilo interno del lume intestinale, del
grado di ispessimento della parete e della dilatazione dell’ansa.
Sulla base di queste osservazioni
l’ecografia è stata proposta nel monitoraggio del trattamento della
colite ulcerosa e i pochi studi che hanno valutato l’applicazione
della metodica per questo scopo ne hanno dimostrato utilità con
potenziale riduzione dei costi e del disagio dei pazienti dovuti
all’esecuzione delle rettosigmoido-colonscopie.
Più recentemente anche la
valutazione eco-Doppler del flusso splancnico ha confermato la possibilità
di rilevare l’attività della malattia intestinale. In particolare,
è stato dimostrato che l’attività clinica ed endoscopica della malattia
si associa ad un incremento del flusso portale e dell’arteria mesenterica
superiore e ad una diminuzione dell'indice di resistenza di quest'ultima
(15,16). Benché tali reperti non siano specifici per la presenza
di colite ulcerosa, essi possono essere impiegati nel follow-up
della malattia.
CONCLUSIONI
L’ecografia delle malattie
infiammatorie croniche intestinali è quindi una metodica che ha
confermato in questi ultimi anni la sua utilità. In particolare,
la assoluta assenza di invasività, la assenza di esposizione a radiazioni
ionizzanti rendono tale esame assai utile nel follow-up di queste
malattie e consigliabile nella popolazione pediatrica e nelle donne
in gravidanza affette dalla malattia di Crohn e colite ulcerosa.
Inoltre, il fatto che l’ecografia delle anse non richiede necessariamente
alcuna preparazione, la rende attuabile anche in condizioni di emergenza
in particolare negli attacchi acuti di colite ulcerosa, e nel sospetto
di occlusione intestinale o di raccolte ascessuali nella malattia
di Crohn. La esecuzione di tale indagine consente quindi un rapido
e corretto approccio diagnostico e terapeutico della malattia con
ovvi benefici per il paziente.
Articolo
pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Luglio 2002
Approfondimenti
:
(per
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