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Com'è
ben noto a tutti i Pazienti affetti da morbo di Crohn o da colite
ulcerosa, l'andamento di queste malattie è imprevedibile e molto
variabile sia da Paziente a Paziente, sia nello stesso Paziente
in differenti periodi; accanto a Pazienti che sono raramente interessati
da riacutizzazioni e godono di lunghi periodi di benessere, ne esistono
infatti altri che soffrono di riacutizzazioni molto frequenti. Inoltre,
non è raro che Pazienti che erano stati bene per anni ad un certo
punto vivano un periodo caratterizzato da frequenti esacerbazioni,
mentre in altri casi la malattia, dopo aver avuto per anni un decorso
molto travagliato, ad un certo punto sembra "spegnersi",
rendendo il Paziente totalmente libero da disturbi per lunghi periodi.
Di
fronte a questo andamento, viene spontaneo chiedersi se sia possibile
individuare uno o più fattori in grado di causare una riacutizzazione
della malattia, e se quindi sia possibile individuare quali pazienti,
e in quali situazioni, sono maggiormente predisposti ad avere frequenti
riacutizzazioni. Le risposte che noi medici possiamo dare a queste
domande sono al momento soltanto in parte esaurienti, perché, nonostante
le numerose ricerche in questo campo, finora si è riusciti a far
luce soltanto su un limitato numero di fattori predisponenti.
Con
una certa schematizzazione, possiamo suddividere questi fattori
in due grossi gruppi: di uno fanno parte fattori che chiameremo
"esterni", legati cioè ad abitudini di vita o caratteristiche
dell'ambiente. Sono i fattori più importanti da individuare, perché
possono essere modificati ottenendo in questo modo un miglioramento
del decorso della malattia. La seconda categoria riguarda invece
fattori legati a caratteristiche particolari del paziente o della
malattia, e pertanto non si può fare molto per modificarli.
Fra
i fattori esterni, quello più noto e più importante è senz'altro
il fumo di sigaretta; numerosi studi hanno infatti dimostrato senza
possibilità di dubbio che nei fumatori affetti da morbo di Crohn
la frequenza delle riacutizzazioni è circa il doppio rispetto ai
pazienti che non fumano. Non solo: la probabilità che la malattia
riappaia dopo un intervento chirurgico è pure circa doppia nei fumatori
rispetto ai non fumatori. Sappiamo bene che il fumo ha molti effetti
nocivi sulla salute, aumentando il rischio di tumori, di malattie
polmonari e malattie cardiovascolari, per cui è ormai prassi comune
consigliare a tutti di non fumare o, se si è fumatori, di smettere;
questo consiglio è ancora più motivato nei pazienti con morbo di
Crohn, perché cessare con questa abitudine porterà dei sicuri benefici
anche sull'andamento della malattia intestinale. Una situazione
diversa occorre per la colite ulcerosa: in questo caso infatti si
è dimostrato che i pazienti fumatori (che sono in verità molto pochi
fra quelli affetti da questa malattia) tendono ad avere sintomi
leggermente meno intensi e riacutizzazioni meno frequenti; non per
questo, però, ci sentiamo di consigliare a chi è affetto da colite
ulcerosa di mettersi a fumare, perché gli effetti deleteri del fumo
sulla salute in generale sono nettamente maggiori rispetto a questi
modesti benefici sull'andamento della colite. Va anche notato che
i Pazienti con colite ulcerosa, proprio perché in massima parte
non fumatori, hanno un rischio di ammalarsi di tumore al polmone
e malattie cardiovascolari nettamente inferiore rispetto alla popolazione
generale: sarebbe veramente imprudente fare aumentare questi rischi
cominciando a fumare, nella speranza di avere una lieve riduzione
dei disturbi intestinali.
Al
secondo posto in ordine di importanza possiamo mettere l'utilizzo
dei cosiddetti farmaci antiinfiammatori non steroidei, vale a dire
l'aspirina e tutta quella lunga serie di prodotti antidolorifici,
antifebbrili, antinfluenzali che tutti utilizziamo spesso per controllare
disturbi fastidiosi come mal di testa, influenza, dolori alla articolazioni
etc, e che sono di frequente prescritti dal medico per la cura di
numerose malattie, soprattutto reumatologiche o cardiovascolari.
E' stato segnalato che l'uso di questi farmaci può scatenare una
riacutizzazione dei sintomi delle MICI, anche se non tutti sono
d'accordo. Alcuni, infatti, ritengono che non sono questi farmaci
a far comparire i sintomi intestinali, ma che questa è una falsa
impressione derivata dal fatto che molti pazienti, all'inizio di
una riacutizzazione, scambiano i primi sintomi di essa con quelli
di un'influenza e pertanto assumono farmaci antiinfiammatori. Nel
dubbio, in ogni caso, in genere si raccomanda ai pazienti con MICI
non di evitare del tutto l'uso di questi farmaci (che in certe situazioni
sono indispensabili) ma di limitarlo a situazioni di reale necessità,
e sempre dopo essersi consultati con il medico (evitare in particolare
la "autoprescrizione", sulla base magari di consigli di
parenti o amici!)
Negli
anni passati si era sospettato che l'assunzione di antibiotici fosse
un altro fattore predisponente le riacutizzazioni; questo sospetto
non è mai stato confermato (anzi, alcuni antibiotici specifici come
la ciprofloxacina e il metronidazolo possono essere utili e sono
spesso prescritti, in situazioni particolari, nella cura delle MICI),
per cui non vi è alcun problema ad eseguire terapie antibiotiche,
quando necessario. Esiste invece qualche evidenza del fatto che
banali infezioni virali (come l'influenza) o gastroenteriti acute
possano scatenare una riacutizzazione sia del morbo di Crohn, sia
della colite ulcerosa.
Per
completare il quadro dei fattori "esterni" va detta qualche
parola sugli anticontraccettivi estroprogestinici (in altri termini,
la "pillola anticoncezionale") che ogni tanto, anche sugli
organi di informazione, viene additata come un possibile fattore
aggravante l'andamento del morbo di Crohn. E' vero che l'utilizzo
di questi farmaci fa aumentare, anche se di poco, il rischio di
ammalarsi di morbo di Crohn. Molto recentemente alcuni studi hanno
anche insinuato il sospetto che le donne con diagnosi accertata
di morbo di Crohn che utilizzano contraccettivi orali possano avere
riacutizzazioni più frequenti o sintomi più gravi rispetto alle
donne che non ne fanno uso; sono comunque segnalazioni molto preliminari,
che fra l'altro contrastano con studi precedenti, i quali avevano
invece escluso ogni influenza di questi farmaci sull'andamento dei
sintomi intestinali. Pertanto, per il momento non vi è alcun motivo
(almeno ad avviso di chi scrive) di sconsigliare l'utilizzo degli
estroprogestinici alle donne con il morbo di Crohn. E' in ogni caso
consigliabile discutere l'indicazione ad utilizzare questi farmaci
con il medico, anche perché alcuni noti effetti collaterali dei
contraccettivi (in particolare le tromboflebiti alle gambe) possono
in situazioni particolari essere favoriti dalla presenza della malattia
intestinale. Le stesse cose valgono anche per le terapie ormonali
sostitutive nelle donne in menopausa, che fra l'altro possono essere
utili nelle pazienti con morbo di Crohn (soprattutto in quelle che
sono o sono state curate con cortisonici) per la prevenzione dell'osteoporosi.
Infine,
qualche accenno ai fattori che prima abbiamo definito come legati
alla malattia. In primo luogo, è certo che il rischio di avere una
riacutizzazione dipende fortemente dal numero di riacutizzazioni
sofferte in passato, nel senso che i pazienti che hanno già avuto
molte riacutizzazioni sono più predisposti ad averne altre in seguito.
Inoltre,
il rischio di avere una riacutizzazione è più alto nei mesi immediatamente
seguenti la riacutizzazione precedente; man mano che ci si allontana
da questo periodo, il rischio progressivamente diminuisce, per cui
i pazienti che stanno bene da anni hanno un rischio basso (anche
se, purtroppo, non nullo) di sperimentare a breve una ripresa dei
sintomi. Come detto in precedenza, anche se può essere utile sapere
queste cose per avere, in termini probabilistici, un'idea di quale
decorso ci si deve aspettare in futuro, bisogna ricordare che non
è possibile in alcun modo modificare queste situazioni.
Fra
i pazienti con morbo di Crohn, ne esistono alcuni che, anche nei
periodi di remissione, continuano ad avere elevati valori degli
indici ematici indicanti la presenza di infiammazione (velocità
di sedimentazione, mucoproteine, proteina C reattiva etc): questi
pazienti hanno un rischio di una ripresa dei sintomi decisamente
più alto rispetto ai pazienti in cui questi indici tornano nella
norma nei momenti di benessere; pertanto, proprio in questi soggetti
è maggiormente consigliabile proseguire scrupolosamente le terapie
di mantenimento. Secondo alcuni, lo stesso discorso vale per i pazienti
con colite ulcerosa che continuano a manifestare segni endoscopici
di infiammazione dopo la scomparsa dei sintomi, tanto che alcuni
(non tutti) consigliano di proseguire la terapia della recidiva
fino ad ottenere la completa normalizzazione anche del quadro endoscopico.
Esistono
numerosi altri fattori che sono stati a volte indicati come associati
ad una maggior frequenza di riacutizzazioni, ma queste impressioni
non sono mai state sufficientemente corroborate, per cui non è il
caso di accennarne in questa trattazione.
Articolo
pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Novembre 1999
Approfondimenti
:
(per
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1)
Calkins BM. A meta-analysis of the role of smoking in inflammatory
bowel disease. Dig Dis Sci 1989;34:1841-54
2)Thomas
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Am J Gastroenterol 1998;93:1444 
3)Bjarnason
I, et al. Side effects of nonsteroidal anti-inflammatory drugs on
the small and large intestine in humans. Gastroenterology.
1993
Jun;104(6):1832-47. 
4)Kaufmann
HJ, et al. Nonsteroidal anti-inflammatory drugs activate quiescent
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Oct;107(4):513-6.

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