Come deve essere controllato il paziente con
malattia infiammatoria intestinale ( M.I.C.I.) in remissione?
Al momento non esistono dati evidence-based
che consentano di dire quali sia l’intervallo ottimale di follow
up clinco e quali siano
le metodiche da utilizzare per avere il miglior rapporto
costo-beneficio e rischio-beneficio possibile.
Cercheremo qui di definire se, quando e come
programmare ai nostri pazienti un follow up clinico,
bioumorale, imaging
ed endoscopico.
Quale
follow up clinico ?
Tradizionalmente al paziente affetto da malattia
infiammatoria intestinale in remissione viene programmato
un follow up clinico a scadenza prefissata con frequenza variabile da centro a centro (in genere una visita
ogni 6-18 mesi).
Recentemente si è cercato di valutare se in
questi pazienti la possibilità di controlli open access sia più
efficace rispetto al follow up programmato. Un articolo pubblicato
nel 2000 su BMJ ha dimostrato che l’open access è in grado di
ridurre significativamente (P<0.01) sia il numero delle visite
ambulatoriali che - di conseguenza -
i costi di gestione (P<0.05), è più gradito al paziente
e non peggiora i parametri di qualità di vita rispetto al follow
up tradizionale; una successivo articolo che riportava i risultati
di una intervista conferma che questo tipo di controllo risulta
essere il più gradito anche per medici di base.
Criticità di questo approccio è la difficoltà
per i pazienti di poter ottenere visite ambulatoriali con preavviso
relativamente breve (pochi giorni) quando se ne presenti la necessità.
Nel 2001 è stata pubblicato su Lancet un lavoro
che confrontava pazienti con colite ulcerosa seguiti con il follow
up tradizionale con pazienti addestrati all’autoprescrizione.
Dei due gruppi dello studio uno era controllato
secondo il classico follow up mentre per l’altro era previsto
un training di self management, un
tentativo di autoprescrizione in caso di recidiva clinica
e un eventuale follow up ambulatoriale a richiesta. Questo secondo
approccio si è dimostrato efficace nell’abbattere i costi riducendo
il numero di visite ambulatoriali da 2.9 a 0.9 per paziente per
anno ; ha consentito un trattamento più precoce delle recidive
; si è rivelato più soddisfacente per i pazienti e non ha portato
ad aumenti di morbidità.
Un successivo editoriale di commento pubblicato
su Gut nel 2002 ha evidenziato come il lavoro coinvolgesse prevalentemente
pazienti con forme distali (80%) e relativamente poco aggressive
(5% di immunosoppressi) e come nel
gruppo di autoprescrizione le recidive siano comunque state
del 12% superiori rispetto ai controlli, dato che non raggiunge
la significatività statistica ma che non può essere ignorato.
Altri gruppi hanno cercato poi di valutare se
un follow up infermieristico potesse migliorare la qualità di
vita dei pazienti con malattia infiammatoria intestinale : al
primo controllo (semestrale) gli score per l’ansia e la depressione
sembravano migliorare nei pazienti con il supporto infermieristico,
ma il beneficio non è poi stato confermato al controllo annuale.
Un’altra rilevazione, per cercare di evitare
la congestione degli ambulatori, ha cercato di valutare l’efficacia
di un servizio telefonico che potesse filtrare i pazienti in remissione
necessitanti solo di interventi verbali ; anche questa procedura
sembra poter ridurre la percentuale di visite ambulatoriali, consentire
un intervento più rapido in caso di recidiva clinica e personalizzare
i programmi di cura.
Conclusioni.
Il follow up classico che prevede controlli
ambulatoriali a frequenza prefissata ( ogni 6-18 mesi) è attualmente
quello più seguito dai centri che si occupano di malattie infiammatorie
intestinali.
Un follow up tipo open access sembra poter essere
più efficace, meno costoso e più gradito sia al paziente che al
medico di base rispetto a quello tradizionale a condizione che
sia possibile attivare canali preferenziali per i controlli relativamente
urgenti.
Un follow up programmato solo dopo un primo tentativo di automedicazione (e dopo un periodo di addestramento
specifico del paziente) potrebbe essere utile per le forme di
colite ulcerosa distale non severa, ma il dato richiede ulteriori
approfondimenti.
L’offerta di un servizio telefonico potrebbe
essere utile per filtrare pazienti che non necessitano di visita
ambulatoriale e viceversa per controllare più rapidamente pazienti
con recidiva clinica.
Al momento non è certo che un follow up infermieristico
possa
migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Quale
follow up bioumorale ?
Anche
in assenza di dati sicuramente evidence-based nei pazienti con
malattia infiammatoria intestinale in remissione sembra corretto
programmare un controllo annuale dell’ emocromocitometrico e dell’
elettroforesi proteica. Per questo prelievo il paziente beneficia
dell’esenzione specifica per la sua malattia cronica ; il dato
consente la valutazione – e l’eventuale reintegro – di
perdite ematiche occulte e una sia pur grossolana
verifica dello stato nutrizionale del paziente.
In
assenza di sintomi il controllo degli indici di flogosi – il cui
aumento secondo alcuni sarebbe predittivo di recidiva – non sembra
comunque modificare l’approccio terapeutico.
Differente
è il discorso sui controlli bioumorali necessari per i pazienti
in terapia farmacologica cronica.
In
sintesi e secondo una revisione comparsa nel 2002 :
-
5-Asa
( Mesalazina )
Gli
effetti collaterali ematologici sono rari (neutropenia) e non
è quindi raccomandato un monitoraggio formale dell’emocromocitometrico
, da controllare solo in caso di comparsa di febbre, rash, ulcere
del cavo orale o severa faringodinia. Nei pazienti con concomitante
artrite reumatoide il rischio di neutropenia è invece più elevato
e un controllo emocromocitometrico dopo tre mesi dall’inizio del
trattamento è quindi indicato.
La
nefrite interstiziale è rara complicanza della terapia con mesalazina
ma rende comunque raccomandabile
un primo controllo della cretininemia
6 mesi dopo l’inizio della terapia e successivi controlli
della funzionalità renale con frequenza annuale.
Gli
effetti collaterali epatologici sono rari . Può essere utile un
controllo della funzionalità epatica prima dell’inizio del trattamento,
ma non è raccomandato un monitoraggio formale in assenza di sintomi.
-
Azatioprina
Gli
effetti collaterali ematologici sono ben noti. E’
indispensabile almeno un controllo emocromocitometrico
ogni 15 gg nel primo mese di trattamento, seguito poi da controlli
con frequenza trimestrale per tutta la durata della terapia. La
comparsa di leucopenia prevede un aggiustamento posologico e la
ripresa di controlli ravvicinati.
Gli
effetti collaterali renali
sono rari e non necessario monitoraggio formale.
Per
quanto riguarda gli effetti collaterali epatologici sembra
utile un controllo della funzionalità epatica prima dell’inizio
del trattamento , mentre un successivo monitoraggio formale non
è indicato a meno che non compaiano sintomi suggestivi ( febbre,rash,
prurito, ittero).
Non
è neppure indicato un controllo sistematico dell’amilasemia in
assenza di sintomi suggestivi di pancreatite acuta.
-
Metotrexate
Gli effetti collaterali
ematologici non sono
infrequenti e rendono utile
un controllo emocromocitometrico trimestrale.
Gli effetti collaterali
renali sono rari
e non necessario monitoraggio formale
Gli
effetti collaterali epatologici sono invece frequenti e rendono
indispensabile un controllo trimestrale degli indici di funzionalità
epatica ; in caso di aumento delle transaminasi è consigliato
ravvicinare i tempi del successivo controllo (ogni mese) ; in
caso di risalita persistente
per tre mesi consecutivi o per valori di transaminasi superiori
a 120 bisognerà valutare l’opportunità di sospendere la terapia
o di procedere ad epatobiopsia.
-
Infliximab
Nessun
monitoraggio bioumorale è formalmente necessario in assenza di
sintomatologia.
-
Ciclosporina
In
caso di terapia orale cronica i controlli sono da programmare
ogni settimana per il primo mese, ogni quindici giorni per il
secondo mese, ogni trenta giorni nei mesi successivi e devono
prevedere controlli dell’ emocromocitometrico, della funzionalità
renale, della magnesemia e della ciclosporinemia.
-
Steroide
E’
generalmente stimato che dosi di prednisone maggiori di 7.5 mg
al giorno assunte a lungo provochino significativa perdita ossea.
Sembra quindi corretto eseguire una mineralometria ossea (DEXA)
all’inizio della terapia steroidea ; in caso di terapia prolungata
controlli annuali saranno da programmare in pazienti con T score
< di 0, controlli triennali in pazienti con T score > 0.
Quale
follow up imaging ?
Non esiste alcuna tecnica di imaging il cui
uso sia in qualche modo consigliato nel follow up del paziente
asintomatico con MICI.
Esistono segnalazioni – in pazienti con colite
ulcerosa - sull’utilità dell’ecoendoscopia nel prevedere le recidive
valutando l’ispessimento della parete rettale , sull’utilità
dell’ecografia tradizionale per valutare la risposta alla terapia e sull’utilità della RMN nel prevedere le recidive
studiando le caratteristiche del grasso periviscerale del colon
ma nessuno di questi lavori ha forza sufficiente per consentire
di pianificare un follow up imaging sistematico nei pazienti con
malattia infiammatoria intestinale
in remissione.
Quale
follow up endoscopico ?
Le linee guida dell’ American Society for Gastrointestinal
Endoscopy (ASGE) ritengono la colonscopia NON INDICATA nel follow
up routinario delle malattie infiammatorie intestinali, fatta
eccezione per il problema della sorveglianza che verrà trattato
in altra sezione di questo testo.
The European Panel of Appropriateness of Gastrointestinal
Endoscopy (EPAGE) considera NON INDICATA la colonscopia
nei pazienti con colite ulcerosa o colite di Crohn in assenza
di sintomi, a prescindere che tali pazienti siano o no in terapia
farmacologica cronica.
In pratica :
-
la colonscopia non deve essere mai proposta
a un paziente con malattia infiammatoria intestinale in remissione
clinica al di fuori dei protocolli di sorveglianza o di eventuali
trials controllati.
-
non è necessario controllare endoscopicamente
le recidive di colite ulcerosa o di malattia di Crohn dopo che
sia stata raggiunta la remissione clinica perché i dati al momento
disponibili non indicano che
la guarigione endoscopica e quella istologica abbiano significato
prognostico tale da dover essere perseguite.
Il controllo endoscopico delle malattie infiammatorie
intestinali, sempre secondo le linee guida ASGE, è invece INDICATO
solo se una più precisa diagnosi o il riscontro di una
variazione dell’estensione della malattia possono influenzare
il management del paziente.
Questa definizione lascia un certo margine di
arbitrio all’esaminatore ; senza tentare di esaurire l’intera
casistica si segnalano a seguire alcune situazioni nelle quali
il controllo endoscopico sembra correttamente indicato :
- per valutare l’estensione di malattia in coliti
ulcerose e coliti di Crohn note che non abbiano però mai eseguito
una pancolonscopia.
-
per valutare
eventuali modifiche dell’estensione della malattia
in pazienti con nota
colite ulcerosa distale o sinistra che non rispondano (o lo facciano
solo parzialmente) alla terapia topica.
-
per valutare l’eventuale modificazione della
diagnosi in una colite ulcerosa nota che non risponda alla terapia
tradizionale (ricerca di
sovrapposizione di infezione da citomegalovirus, da clostridium
difficile, etc).
-
per valutare l’attività di malattia in un paziente
con ematochezia, proctite
ulcerosa resistente alla terapia topica e possibile sanguinamento
emorroidario (modificazione terapia vs legatura elastica).
-
per valutare la possibilità di eventuali terapie
perendoscopiche (es.
dilatazione di stenosi).
-
per valutare l’ opportunità di iniziare terapie
più “aggressive” in pazienti con sintomi clinici e dati bioumorali
“dubbi”.
Il messaggio, al di là delle possibili opzioni
da scegliere caso per caso, è comunque quello di programmare un
controllo endoscopico nei pazienti con malattia infiammatoria
cronica intestinale solo se il risultato dell’indagine ha qualche
possibilità di modificare la strategia terapeutica in quel paziente
Articolo
pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Dicembre 2004
Approfondimenti
:
1)
William JC Cheung WY. Russel IT et al
Open
access follow up for inflammatory bowel disease : pragmatic randomised
trial and cost effectiveness study
BMJ
2000 26;320(7234):544-8
2)
Robinson
A, Thompdon DG, Wilkin D et al
Guided
self-management and patient-directed follow up of ulcerative colitis
: a randomised trial
Lancet
2001 22;358(9286):976-81
3)
Moayyedi
P
Helping
patients to help themselves ; the future for management of ulcerative
colitis
Gut
2002 51;3:309-10
4)
Cunliffe RN, Scott BB
Review article : monitoring
for side effects in inflammatory bowel disease
Aliment Pharmacol Ther
2002 16:647-662
5)
Froehlic F, Larequi Lauber
T, Gonvers JJ et al
Appropriateness of colonoscopy
: inflammatory bowel disease
Endoscopy 1999
31(8):647-653
6)
Appropriate use of gastrointestinal
endoscopy
A consensus statement from
the American Society for gastrointestinal endoscopy.
November
1997