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Le
Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) colpiscono normalmente
persone giovani, che si apprestano a confrontarsi con le esperienze
importanti della vita, condizionandone, talvolta pesantemente, le
scelte.
In
chi è portatore di una patologia cronica la decisione di affrontare
la maternità e la paternità può suscitare dubbi e paure; la medicina
attuale ha raggiunto livelli di conoscenza che permettono di fornire
alcune risposte alle domande
e alle perplessità sull’andamento della gravidanza e sul
futuro del neonato e un buon rapporto fra paziente e medico curante
può aiutare a risolvere alcuni problemi e a scegliere con serenità.
Quali
i quesiti più frequenti?
1)
La malattia influisce sulla fertilità?
2)
Quale il rischio di trasmissione della malattia al nascituro?
3)
Quali le influenze reciproche fra MICI e gravidanza?
4)
Il trattamento è sicuro durante la gravidanza e l’allattamento?
1)
Mentre nella Colite Ulcerosa la fertilità femminile risulta normale
sia in condizione di attività che di remissione della malattia,
le pazienti affette da Malattia di Crohn sembrano presentare una
fertilità ridotta rispetto alla popolazione sana. Il minor numero
di gravidanze segnalato dagli studi può essere dovuto sia a ragioni
cliniche (l’infiammazione cronica e lo stato di malnutrizione possono
indurre alterazioni del ciclo mestruale), sia alla paura e allo
stress indotto dalla malattia o al consiglio di evitare la gravidanza
dato da medici allarmisti (7).
La
fertilità maschile non è condizionata dalla malattia ma
può essere ridotta dalla terapia con salazopirina che determina un deficit
della moltiplicazione, dell’attività e della mobilità degli spermatozoi;
tale deficit è reversibile e si risolve dopo circa due mesi dalla
sospensione della terapia.
2)
Numerosi dati epidemiologici depongono a favore di una componente
genetica nella origine delle MICI; alcuni studi hanno stimato il
rischio di sviluppare la malattia per i figli di persone affette
intorno all’8-9%; tale rischio aumenta se entrambi i genitori sono
portatori di malattia ed è indipendente dal momento della diagnosi
nel genitore (11). Va detto però che il rischio stimato è molto
più basso rispetto ad altre malattie di cui è nota la trasmissione
genetica (ad esempio diabete o emofilia).
3)
Per quanto riguarda l’andamento della gravidanza, gli studi a nostra
disposizione hanno dimostrato nelle donne affette da MICI un rischio
aumentato di parto prematuro e il neonato può presentare un peso
alla nascita più basso rispetto alla media; entrambi questi dati
sono correlati all’attività della malattia.
Non
è dimostrata alcuna influenza delle malattie croniche intestinali
sulla salute del nascituro, e non è segnalato alcun aumento di malformazioni
congenite né aumento di aborti spontanei (3,6,7).
Dalla
letteratura non emergono indicazioni specifiche riguardo al parto:
nel caso di malattia in remissione è generalmente consigliato il
parto normale, nel caso di malattia attiva, soprattutto se complicata
da patologia perianale, è consigliato il parto cesareo.
Alcuni
lavori clinici pubblicati recentemente hanno considerato l’andamento
della malattia intestinale nel corso della gravidanza e negli anni
successivi dimostrando che non aumenta il numero di recidive rispetto
alla popolazione di controllo (2,9); uno studio ha mostrato un minor
numero di interventi chirurgici nelle pazienti affette da malattia
di Crohn in relazione al numero di gravidanze(10).Questo dato può
forse essere spiegato con la modificata risposta immunitaria indotta
nella madre dalla gravidanza con una maggiore tolleranza immunologica
(la madre “tollera” la creatura che porta in grembo che pure è immunologicamente
diversa da lei) cui potrebbe essere legata una riduzione dei processi
infiammatori.
Un
indice predittivo importante dell’andamento della malattia nel corso
della gestazione è rappresentato dall’attività della MICI al momento
del concepimento: se la gravidanza inizia durante una fase di remissione,
il rischio di recidiva durante la gestazione risulta sensibilmente
ridotto.
Gli
studi clinici hanno dimostrato che lo stato di inattività della
malattia riduce i casi di parto pretermine e di basso peso alla
nascita rispetto alla malattia in fase attiva; questo rende consigliabile
la terapia in gravidanza secondo le indicazioni consuete per ottenere
un buon risultato clinico (4).
4)
E veniamo quindi all’ultimo problema: la sicurezza della terapia
farmacologica.
I
lavori scientifici hanno dimostrato che la mesalazina è un farmaco
utilizzabile con tranquillità in gravidanza in quanto non aumenta
il rischio di aborto spontaneo, di parto pretermine, né di malformazioni
congenite; il suo uso non controindica l’allattamento al seno poiché
la percentuale di farmaco che passa nel latte materno è molto bassa
(3,8).
I
corticosteroidi, utilizzati in molte patologie e quindi notevolmente
studiati, non hanno dimostrato effetti negativi né sulla gestante
né sul nascituro (5).
Anche
la salazopirina è ritenuta un farmaco sicuro; è noto che può inibire
l’assorbimento dei folati che vanno quindi integrati giornalmente.
L’azatioprina
passa nel sangue fetale in forma inattiva per cui il feto
non è esposto agli effetti della sostanza rendendone l’uso possibile
qualora indicato clinicamente; se la malattia è in remissione da
tempo si è soliti sospenderne l’assunzione prima del concepimento
(1).
L’uso
della ciclosporina viene riservato a particolari condizioni cliniche
per ritardare un intervento chirurgico resosi necessario.
Pochi
sono i dati a disposizione riguardo metotrexate e
anti TNF per cui non vengono consigliati.
In
conclusione le pazienti portatrici di MICI presentano nel complesso
un’aspettativa riguardo alla gravidanza e alla prole simile alla
popolazione generale. La probabilità di aborto o parto prematuro,
come il decorso della malattia, dipendono in gran parte dall’attività
della malattia al momento del concepimento. Il normale trattamento
con 5ASA e steroidi non ha effetti dannosi sul nascituro e il mantenimento
della remissione clinica rappresenta il fattore più importante per
un regolare svolgimento della gravidanza e del parto.
Possiamo
riassumere le raccomandazioni pratiche come segue:
-
è importante iniziare la gravidanza in una fase inattiva
della malattia;
-
è opportuno continuare la terapia di mantenimento con salazopirina
o 5ASA e in caso di recidiva aumentare i dosaggi o iniziare terapia
steroidea anche sistemica al dosaggio efficace;
-
è utile programmare uno stretto controllo ostetrico nel terzo
trimestre .
Un’informazione
adeguata unitamente ad un rapporto positivo con i medici curanti
e le strutture sanitarie può aiutare a fugare i dubbi e le ansie
e permettere di affrontare con serenità e fiducia un’esperienza
fondamentale come la maternità e la paternità.
Articolo
pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Dicembre 2001
Approfondimenti
:
(per
leggere l'abstract dell'articolo clicca sull'icona )
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