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CHE
COSA E' L'INFLIXIMAB
L'infliximab è un farmaco
recentemente introdotto per la cura di pazienti affetti da malattia
di Crohn in forma particolarmente severa. Consiste in un anticorpo
prodotto con tecniche di ingegneria genetica che blocca una sostanza
detta tumor necrosis factor (α -TNF).
La produzione da parte dell'organismo
di abbondanti quantità di TNF è una delle cause principali delle
manifestazioni cliniche del morbo di Crohn, quindi il blocco di
questa sostanza da parte del farmaco è in grado di attenuarne notevolmente
i sintomi.
QUANDO
E' INDICATO
Al momento attuale l'utilizzo
dell'infliximab è indicato in due particolari situazioni:
1)
Nei
pazienti in cui i sintomi non rispondono al trattamento con i cortisonici
(steroido-resistenti), o che necessitano di
assumere
continuativamente elevate dosi di cortisonici per controllare i
sintomi (steroido-dipendenti). In entrambi questi
casi
l'infliximab è in genere consigliato se i farmaci immunosoppressori
(azatioprina, 6-mercaptoprina, metotrexate) non
sono
utilizzabili per uno dei seguenti motivi:
-
perché
sono già stati utilizzati senza beneficio
-
perché
il paziente non tollera questi farmaci
-
perché
i sintomi sono di entità tale che non è possibile aspettare che
questi farmaci inizino ad avere effetto.
2) Nei
pazienti con fistole o con lesioni perianali di entità severa e/o
in cui le altre forme di terapia non si sono dimostrate
efficaci.
Inoltre si sta sperimentando
l'utilizzo dell'infliximab anche nelle forme gravi di colite ulcerosa.
COME
VIENE SOMMINISTRATO
L'infliximab viene somministrato
per infusione endovenosa mediante fleboclisi.
Queste infusioni devono durare
circa 2-3 ore e vanno effettuate sotto controllo da parte di personale
medico e/o infermieristico. Per questo motivo devono obbligatoriamente
essere svolte in ambiente ospedaliero, ma non necessariamente in
regime di ricovero (alternative sono il day-hospital o la somministrazione
ambulatoriale con impegnativa mutualistica).
A seconda della specifica
indicazione e delle condizioni del Paziente sono possibili tre diverse
modalità di cura con l'infliximab:
-
una
singola somministrazione, eventualmente seguita da terapia a lungo
termine con farmaci immunosoppressori (azatioprina,
6-mercaptopurina,
metotrexate)
-
tre
somministrazioni (orientativamente, la seconda 15 giorni dopo la
prima e la terza dopo altre quattro settimane), pure eventualmente
seguite
da terapia a lungo termine con farmaci immunosoppressori
-
la
somministrazione periodica di un’infusione ogni 6-8 settimane, in
genere sempre in associazione con altri farmaci
immunosoppressori.
La durata massima per cui è possibile proseguire con queste infusioni
non è ancora stata stabilita, ma nei centri
con
maggiore esperienza vi sono pazienti ormai in cura da 4-5 anni in
questo modo
L’assunzione contemporanea
di immnusoppressori viene raccomandata anche nei casi in cui questi
farmaci in precedenza si fossero dimostrati poco efficaci, in quanto
si è visto che sono in grado di ridurre sia il rischio di effetti
collaterali, sia il rischio che l'efficacia dell'infliximab possa
col tempo ridursi.
EFFICACIA
E' stato stimato che un effetto
benefico si verifica in una percentuale di pazienti variabile fra
il 40% ed il 70%; questa percentuale va considerata decisamente
soddisfacente, tenendo conto che si tratta di pazienti in cui tutte
le altre terapie erano risultate inefficaci.
Molto spesso l'effetto del
farmaco diviene evidente nel giro di pochi giorni o addirittura
di poche ore, anche se possono essere necessari fino a 15-20 giorni
prima che si notino gli effetti. La durata dell'effetto dopo una
singola somministrazione è in genere di 6-8 settimane.
EFFETTI
COLLATERALI
Durante l'infusione possono
comparire effetti collaterali quali cefalea, nausea, dolori muscolari
o dolore al petto febbre, brividi, tosse Questi sintomi, detti "reazioni
da infusione" compaiono in circa il 15-20% dei pazienti e in
genere scompaiono rallentando o sospendendo temporaneamente l'infusione
e somministrando antistaminici o cortisonici. Solo in circa il 10%
dei pazienti che hanno queste reazioni (cioè nel 2% della totalità
dei pazienti trattati) si rende necessaria la sospensione definitiva
dell'infusione. Vere reazioni allergiche (orticaria, edema alla
faccia etc) sono possibili ma molto rare e in genere si risolvono
rapidamente con somministrazione di farmaci antiistamici o cortisonici.
In una piccola percentuale
di pazienti in cui veniva eseguita un’infusione a più di sei mesi
di distanza dalla precedente è stata segnalata una particolare reazione
allergica ritardata ("malattia da siero") caratterizzata
da sintomi quali febbre, macchie
sulla pelle, dolore ai muscoli e alle articolazioni che compaiono
alcuni giorni (da tre a 10-12) dopo l'infusione.
Si tratta di sintomi fastidiosi ma non pericolosi, che scompaiono
con un breve ciclo di terapia cortisonica. Per questo motivo in
genere si evita di distanziare le infusioni di più di 2-3 mesi l'una
dall'altra; se è necessario distanziarle maggiormente in genere
i medici prescrivono, prima dell'infusione, un breve ciclo di terapia
cortisonica per scongiurare questo rischio.
Come tutti i farmaci che
interferiscono con le reazioni immunologiche l'infliximab può determinare
una maggiore suscettibilità alle infezioni. Nei pazienti trattati
con infliximab sono abbastanza comuni lievi infezioni delle alte
vie respiratorie (bronchiti, faringiti etc) che non sono più gravi
di quelle che possono comunemente insorgere in chiunque e guariscono
rapidamente con gli antibiotici.
Infezioni più gravi (polmoniti,
infezioni urinarie, ascessi, setticemie) sono possibili ma rare.
Recentemente è stato segnalato
che l'infliximab può favorire la riattivazione della tubercolosi
nei soggetti che sono già venuti a contatto con in germe che la
causa. Per questo in genere viene consigliato di eseguire una radiografia
del torace ed un’intradermoreazione alla tubercolina a tutti i pazienti
prima di prendere in considerazione l'inizio di questa terapia,
e di prendere gli adeguati provvedimenti in caso questi esami risultassero
positivi. Il rischio assoluto di ammalarsi di tubercolosi resta
comunque molto basso: su 76.000 pazienti trattati con infliximab
negli Stati Uniti soltanto in 18 casi è stata segnalata questa malattia.
CONTROINDICAZIONI
Esistono, come per tutti
i farmaci, alcune specifiche controindicazioni all'utilizzo di infliximab:
1)
dato che, come visto, questo farmaco riduce le difese contro
le infezioni, esso è controindicato nei pazienti con malattie infettive
in atto, prima che queste non vengano curate adeguatamente. Per
lo stesso motivo è controindicato nei pazienti con malattia di Crohn
che hanno ascessi addominali o perianali, che devono obbligatoriamente
essere incisi e/o evacuati prima di iniziare la terapia. Inoltre,
in un paziente che ha avuto la tubercolosi o in cui la radiografia
del torace e/o l’intradermoreazione suggeriscono una precedente
tubercolosi è necessario attuare una terapia antitubercolare profilattica
prima e durante il trattamento con infliximab
2)
sempre in considerazione dell’azione di riduzione delle difese
immunologiche è suggerita cautela nella somministrazione di infliximab
a pazienti che hanno in precedenza avuto un tumore maligno; va però
chiarito che a tutt'oggi non vi è alcun motivo di sospettare che
il trattamento con infliximab possa favorire l'insorgenza di tumori
nei pazienti che non ne hanno avuti in precedenza
3)
una specifica controindicazione esiste nei pazienti con morbo
di Crohn con restringimenti dell'intestino ("stenosi")
sintomatici, perché l'infliximab può peggiorare questi restringimenti,
rischiando di causare un’occlusione intestinale
4)
infine è stato visto che l'infliximab può peggiorare i sintomi
di pazienti con gravi cardiopatie, per cui è controindicato in questi
casi.
POSSIBILI
SVILUPPI FUTURI
Come già detto si sta sperimentando
l’utilizzo dell’infliximab anche nei pazienti con colite ulcerosa.
Al momento il farmaco è stato impiegato in caso di attacchi gravi
non responsivi ai cortisonici, dimostrando un’efficacia simile a
quella che ha, in questi casi, la ciclosporina. Non è stato invece
ancora utilizzato in casi di colite ulcerosa meno grave.
Per quanto riguarda la malattia
di Crohn si sta considerando l’opportunità di estendere la durata
della terapia per diversi anni. Anche se, come detto, in alcuni
centri questa pratica è già in uso, bisognerà valutare se ciò è
realmente conveniente. In particolare, rimane da stabilire quale
è la tollerabilità del farmaco a lungo termine e da verificare se
l’efficacia del farmaco non si attenui con il proseguimento della
sua somministrazione.
E’ invece troppo presto per
ipotizzare (come alcuni hanno proposto) l’impiego dell’infliximab
durante le fasi iniziali della malattia allo scopo di modificarne
l’evoluzione, in quanto non esistono ancora dati che possano giustificare
questo utilizzo del farmaco.
Infine,
l’infliximab sembra essere utile anche nel trattamento di alcune
complicanze extraintestinali delle IBD che sono rare ma spesso difficili
da trattare con altri farmaci, quali la spondilite anchilosante,
l’eritema nodoso e il pioderma gangrenoso.
Articolo
pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Luglio 2002
Approfondimenti
:
(per
leggere l'abstract dell'articolo clicca sull'icona )
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