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La
malattia di Crohn (MC) è una malattia infiammatoria cronica intestinale(MICI)
la cui eziopatogenesi a tutt’oggi non è nota.
I
batteri intestinali sembrerebbero svolgere un importante ruolo nella
patogenesi di tale malattia, sia in quanto causa di malattie infettive
intestinali, nell’uomo e nell’animale, con aspetti simili alla MC,
sia perché essa si presenta in tratti intestinali colonizzati da
un’elevata concentrazione batterica(1-3).
Un
coinvolgimento della flora intestinale nel processo infiammatorio
della MC è anche sostenuto da numerose osservazioni cliniche e sperimentali.
Il
contatto della mucosa con il contenuto luminale è necessario per
causare le lesioni intestinali.E’ stato infatti dimostrato che l’infiammazione
non si determina in caso di diversione del contenuto dall’intestino,ma
che le lesioni compaiono rapidamente una volta ripristinata la continuità
intestinale(4).Uno studio ancora più recente ha evidenziato che
l’effluente dell’ileostomia reintrodotto nell’intestino causa lesioni
infiammatorie e provoca la recidiva post-chirurgica della MC, ma
se tale effluente viene ultrafiltrato esso è completamente privo
di effetto (5).
Questi
dati suggeriscono che batteri e/o componenti della dieta possano
essere responsabili dello sviluppo della flogosi intestinale.E’
stato anche osservato che la colite spontanea che si sviluppa nei
topi manipolati geneticamente e che presenta aspetti simili alla
MC non si verifica se gli animali sono tenuti in un ambiente “germ-free”,
privo totalmente di batteri o se essi sono trattati con antibiotici
(6). Si è inoltre recentemente evidenziata nei pazienti con MICI
in fase attiva una perdita di tolleranza nei confronti della normale
flora intestinale(7).
Sulla
base di queste ed altre osservazioni gli antibiotici sono spesso
utilizzati nel trattamento della MC, in alternativa o in associazione
ai corticosteroidi, allo scopo di migliorare la sintomatologia e
di indurre la remissione delle fase attive.
METRONIDAZOLO
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Formula di struttura del Metronidazolo
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Tra
i diversi antibiotici,il metronidazolo, attivo nei confronti di
alcuni parassiti e di molti batteri anaerobi, è oggi quello maggiormente
impiegato. Nel 1975 uno studio non controllato ne ha dimostrato
l’efficacia nel trattamento della MC e da allora viene largamente
utilizzato, soprattutto nella terapia delle fistole e degli ascessi
perianali, anche se tali lesioni spesso si ripresentano quando l’antibiotico
viene interrotto.Il primo trial controllato nella MC in fase attiva
è stato condotto nel 1978, in 22 pazienti trattati con sulfasalazina
o steroidi, i quali ricevevano anche metronidazolo o placebo(8).
Non sono stati osservati risultati positivi se non in quei pazienti
con localizzazione colica della malattia. Nello Studio Cooperativo
Svedese,un trial crossover in cui il metronidazolo veniva confrontato
con la sulfasalazina, i due farmaci si dimostravano ugualmente efficaci
solo quando era interessato il colon(9). In uno studio successivo
il metronidazolo è stato impiegato da solo o in associazione con
il cotrimoxazolo in 72 pazienti con riaccensione clinica della MC,ottenendo
però scarsi risultati(10). Il ristretto numero di pazienti con colite
che venivano randomizzati a ricevere metronidazolo potrebbe spiegare
i risultati negativi di questo trial. La maggiore efficacia del
metronidazolo nella localizzazione colica ed ileocolica è stata
anche dimostrata in un ampio studio canadese(11).La risposta positiva
ottenuta con questo antibiotico solo quando vi è un interessamento
del colon potrebbe essere spiegata da una maggiore concentrazione
di batteri anaerobi nella colite e l’efficacia del metronidazolo
sembra, d’altronde, essere correlata con la concentrazione endoluminale
dei Bacteroides. In caso di resezione della valvola ileo-cecale
la concentrazione degli anaerobi nell’ileo terminale è simile a
quella del colon .I risultati positivi ottenuti con il metronidazolo
nella prevenzione della recidiva post-chirurgica della MC, in uno
studio controllato con placebo,sembrano confermare tale dato. L’antibiotico,
somministrato una settimana dopo l’intervento chirurgico, per un
periodo di tre mesi, è stato in grado di ridurre in modo significativo
la severità della recidiva endoscopica precoce ed anche di ritardare
la recidiva clinica(12). Gli stessi autori hanno dimostrato più
di recente che anche l’ornidazolo, assunto per un anno dopo l’intervento
chirurgico, risulta efficace nella previsione della recidiva endoscopica
severa. I risultati preliminari dello studio hanno infatti mostrato
la presenza, dopo 12 mesi di terapia, di lesioni endoscopiche severe
nel 64%dei pazienti trattati con ornidazolo rispetto al 94% di quelli
che assumevano placebo(13).
Il
metronidazolo è generalmente ben tollerato e l’incidenza di effetti
collaterali varia dal 10% al 20% in rapporto al dosaggio e alla
durata del trattamento.Quelli più frequenti sono l’intolleranza
gastrica, il sapore metallico e la neurotossicità. La neuropatia
periferica è stata riscontrata nel 50-85% dei pazienti trattati
per lungo tempo e talvolta regredisce solo molti mesi dopo la sospensione
del farmaco.
CIPROFLOXACINA
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Formula di struttura della Ciprofloxacina
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Un
altro antibiotico largamente utilizzato nella MC è la ciprofloxacina,un
derivato chinolonico caratterizzato da un effetto soppressivo di
tipo selettivo sulla flora intestinale. E’ infatti particolarmente
attiva nei confronti di batteri come l’Escherichia coli e
le Enterobacteriacee aerobiche, mentre scarsa è la sua azione verso
i Bacteroides e la specie Clostridium.
La
sua efficacia è stata dimostrata nel trattamento della MC perianale
e, utilizzata da sola o in associazione con il metronidazolo, nella
MC in fase attiva, in studi non controllati e successivamente in
alcuni trial controllati. Il primo studio controllato,effettuato
nel 1995 su 89 pazienti trattati contemporaneamente con steroidi
e metronidazolo, non dimostrava differenze significative tra il
gruppo in ciprofloxacina e quello in placebo(14) .La contemporanea
assunzione dello steroide potrebbe non avere però permesso una reale
valutazione dell’efficacia della ciprofloxacina .In un altro trial
sono state confrontate l’efficacia e la tollerabilità dell’associazione
ciprofloxacina/metronidazolo, entrambi alla posologia di 1 g/die
per 12 settimane, con il 6-metilprednisolone, in 41 pazienti con
MC in fase attiva(15). I risultati hanno mostrato una percentuale
di remissione clinica del 45 % nel gruppo di pazienti in antibiotici
e del 63 % nel gruppo in cortisone. Nei pazienti trattati con ciprofloxacina
e meronidazolo si osserva una percentuale elevata di effetti collaterali
responsabili dell’interruzione della terapia, pari al 27 %, soprattutto
di origine gastrointestinale alta. I migliori risultati, sia in
termini di efficacia che di effetti collaterali, sono stati osservati
dopo 6 settimane,che pertanto gli autori indicavano come la durata
di terapia maggiormente consigliabile. Più recentemente la ciprofloxacina
ha mostrato un’efficacia sovrapponibile a quella della mesalazina
assunta alla posologia di 4g/die(16).
I
risultati preliminari di un trial controllato verso placebo hanno
successivamente confermato l’efficacia della ciprofloxacina nel
trattamento del MC in fase attiva (17), mentre uno studio pubblicato
quest’anno ha dimostrato che l’associazione di ciprofloxacina/metronidazolo
con budesonide non determina una migliore risposta nei pazienti
con localizzazione ileale della malattia (18).
L’efficacia
di una terapia con ciprofloxacina, da sola o in associazione al
metronidazolo, nella MC in fase attiva è stata anche confermata
da un’analisi retrospettiva di 233 pazienti trattati presso il nostro
Centro nel periodo 1984-1996 (19). Nei tre schemi di trattamento
erano osservate percentuali simili di successo,definito come la
remissione clinica[Simplex Index(SI<2)] o il miglioramento
(SI<50%
del valore basale): 70,6% con la combinazione antibiotica, 72,8%
con il metronidazolo e 69% con la ciprofloxacina.Considerando che
i pazienti trattati con un solo antibiotico avevano una forma di
malattia più lieve o assumevano contemporaneamente farmaci immunosoppressori,
la percentuale di successo dell’associazione antibiotica è apparsa
la più interessante. Non sono state evidenziate sostanziali differenze
nella risposta alla terapia in rapporto alla localizzazione ed al
tipo di malattia,eccetto che per la ciprofloxacina, meno efficace
nelle coliti .La causa potrebbe essere la scarsa attività esercitata
dalla ciprofloxacina nei confronti di quei batteri, fra cui Clostridii
e Bacteroides, che rappresentano la tipica flora del colon e che
sembrerebbero svolgere un ruolo nella MC. E’ stata osservata,inoltre,una
maggiore efficacia degli antibiotici nelle forme recidive rispetto
a quelle primarie. In seguito alla rimozione della valvola ileo-cecale
durante l’intervento chirurgico, l’ileo viene colonizzato da una
flora simile a quella colica e l’ “overgrowth” batterico ileale
assume probabilmente una maggiore rilevanza nel causare la sintomatologia
clinica. Come prevedibile, nei pazienti trattati con la duplice
terapia antibiotica è stata riportata una percentuale più elevata
di effetti collaterali responsabili dell’interruzione del trattamento,
pari al 21,8%. Quelli di riscontro più frequente erano dolore epigastrico,
nausea e vomito.
La
percentuale di effetti collaterali riportata negli studi sulla ciprofloxacina
è variabile e dipende dal dosaggio e dalla durata del trattamento.
I più frequenti sono di origine gastrointestinale, ma sono stati
anche descritti incrementi delle transaminasi e reazioni cutanee.
CONCLUSIONE
Sebbene
gli studi controllati con antibiotici condotti nel trattamento della
MC siano di numero limitato e i risultati non conclusivi, tali farmaci
vengono ampiamente utilizzati nella pratica clinica per migliorare
i sintomi della malattia e indurre la remissione delle fasi attive.
Allo
stato attuale il metronidazolo e la ciprofloxacina, utilizzati da
soli o in associazione, rappresentano una valida alternativa allo
steroide nella terapia delle forme acute della MC, particolarmente
nei pazienti che presentano febbre, ascessi, pus nelle feci e manifestazioni
tossiche, tutti segni evidenti di una partecipazione batterica al
processo infiammatorio.
Articolo
pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Luglio 2002 - ( Riprodotto
da "IBD Watch" Vol. 8, 4, ottobre-dicembre 2001 )
Approfondimenti
:
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leggere l'abstract dell'articolo clicca sull'icona )
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