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tutt’oggi non è ancora conosciuta la causa che sta alla base delle
malattie infiammatorie croniche intestinali (M.I.C.I.), mentre sempre
maggiori sono le conoscenze riguardanti la loro patogenesi, cioè
la cascata di eventi con cui lo sconosciuto agente causale innesca
il fenomeno infiammatorio nella parete dell’intestino. Si tratta
di una serie di meccanismi assai complessi, che costituiscono una
risposta al nostro sconosciuto agente lesivo.
Nel
corpo umano, ogni qual volta un agente esterno, detto antigene,
tende ad esercitare uno stimolo aggressivo, viene evocata una reazione
di difesa, che possiamo definire risposta immunitaria. Sappiamo
che nelle M.I.C.I. tale risposta, a livello della parete intestinale,
è in qualche modo anomala, distorta, e ciò comporta lo sviluppo
dell’infiammazione.
Non
conoscendo ancora la natura dell’antigene che induce la cascata
infiammatoria, con i farmaci noi possiamo agire a livello della
risposta immunitaria (terapia immunomodulante). Peraltro la ricerca
farmacologica in tal senso è assai complessa poiché il numero di
sostanze che intervengono come mediatori in tale sequenza di eventi
è elevatissimo, e lo stato di integrità o infiammazione intestinale
deriva da un estremamente complesso equilibrio tra fattori anti-
e pro-infiammatori.
FARMACI
IMMUNOSOPPRESSORI
Azatioprina,
6-Mercaptopurina
Vengono
impiegate sia nella rettocolite ulcerosa che nella malattia di Crohn.
L’utilizzo è indicato nelle forme in cui c’è resistenza alla terapia
corticosteroidea o quando la malattia tende a recidivare alla sospensione
dello steroide (steroidodipendenza). La risposta terapeutica, che
si verifica in circa il 70-80% dei casi, in genere si ha dopo una
media di 3-4 mesi dall’inizio della terapia; se il paziente risponde,
la terapia con questi farmaci si può prolungare anche per anni,
come dimostrano ormai vari studi che ne confermano la sicurezza
nell’impiego prolungato.
I
pazienti in terapia con questi farmaci devono eseguire periodicamente
controlli clinici e bioumorali, più frequenti all’inizio del trattamento.
Effetti indesiderati si hanno nell’1-5% dei casi: i più frequenti
sono nausea, febbre, eruzioni cutanee, dolori articolari, diminuzione
dei globuli bianchi e delle piastrine, infezioni, pancreatiti, epatiti.
Metotrexate
Viene
somministrato per via intramuscolare, con una dose settimanale;
è stato impiegato soprattutto nella malattia di Crohn steroidodipendente.
I risultati terapeutici sono sovrapponibile a quelli dell’azatioprina
e 6-mercaptopurina; la risposta terapeutica si verifica in tempi
più rapidi e la durata del trattamento prevede periodi meno prolungati.
Gli
effetti indesiderati di questo farmaco sono più frequenti rispetto
agli altri sopra citati: possono verificarsi nausea, vomito, inappetenza,
perdita di capelli, inibizione midollare con riduzione di globuli
bianchi e piastrine, neuropatia, fibrosi epatica, polmonite interstiziale.
La somministrazione in gravidanza va proibita perché potrebbe indurre
aborti e malformazioni fetali.
Ciclosporina
Si
tratta di un farmaco immunosoppressore che è stato ampiamente usato
nella terapia preventiva del rigetto nei pazienti sottoposti a trapianto
d’organo. Per quanto riguarda le M.I.C.I. il farmaco ha trovato
uno spazio terapeutico, ampiamente suffragato da numerosi dati della
letteratura, nelle forme di rettocolite ulcerosa severa non responsive
ai corticosteroidi; la somministrazione viene fatta tramite infusione
endovenosa e, più recentemente, anche per via orale. Può essere
impiegata anche in altre situazioni, particolari e selezionate,
nella malattia di Crohn.
È
un farmaco che, nelle M.I.C.I., non si usa generalmente somministrare
per più di 6 mesi, in considerazione di un elevato numero di possibili
effetti indesiderati (deficit della funzione renale, ipertensione
arteriosa, tremori, cefalea, convulsioni, formicolii, suscettibilità
alle infezioni, eccessiva crescita di peli, iperplasia gengivale,
dubbia maggiore suscettibilità allo sviluppo di linfomi). Per questo
motivo i pazienti in terapia con questo farmaco, come peraltro con
tutti gli immunosoppressori, devono costantemente essere sottoposti
a controlli bioumorali e clinici.
Infliximab
È
l’agente terapeutico di più recente introduzione e rappresenta il
primo esempio di un farmaco che è capace di un’azione mirata selettivamente
su uno solo dei vari fattori implicati nel meccanismo dell’infiammazione
intestinale. L’esperienza terapeutica è consolidata solamente nella
malattia di Crohn, dove ha dimostrato un’efficacia notevolmente
elevata (almeno 70% dei casi) nell’indurre rapida cicatrizzazione
delle lesioni ulcerative e guarigione delle fistole.
Si
somministra in infusioni venose singole, ripetibili periodicamente.
I problemi principali che sono emersi con questo agente terapeutico
sono rappresentati da un’aumentata suscettibilità alle infezioni
e da reazioni allergiche che si possono verificare sino a qualche
ora dopo l’infusione (sia la prima che le successive). Per questo
motivo il paziente trattato viene tenuto in osservazione per alcune
ore dopo la somministrazione.
Al
momento attuale viene considerato un farmaco da impiegare nei casi
che non hanno risposto alle terapie convenzionali, anche se non
possiamo escludere in futuro un suo più ampio utilizzo.
Altri
agenti immunomodulanti ed antiinfiammatori
Sull’esempio
dell’Infliximab si stanno studiando nei laboratori di ricerca numerosi
altri agenti che potrebbero esercitare azione potente e selettiva
su singoli fattori implicati nel meccanismo infiammatorio, e probabilmente
sarà da questo tipo di ricerca che potremo confidare nella possibilità
di ottenere successi terapeutici più stabili ed efficaci.
Nondimeno
si deve sottolineare che non si potrà sperare in una definitiva
guarigione delle M.I.C.I. fino a quando non se ne identificherà
l’agente causale, perché solo così si potrà allestire ed indirizzare
nei suoi confronti una terapia risolutiva.
Articolo
pubblicato su "NOI A.M.I.C.I." del Giugno 2001
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