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Chi in pediatria non conosce Giulia ?Soltanto i medici e le
infermiere che lavorano nel reparto da poco tempo.
Nel corso dei miei ricoveri (3!) e dei numerosi day hospital,
in molti hanno avuto l’occasione di vedermi. Sono
stata ricoverata la prima volta nel 1994. Avevo quattro anni.
Di quel periodo ho soltanto alcuni ricordi, ma chiari
e precisi :la colonscopia e la stanza dove sono stata sottoposta
all’esame; la flebo che mi era stata prescritta,
perchè durante il ricovero un virus aveva pensato bene di attaccarmi;
l’infermiera “orso” che aveva dei modi non troppo delicati
per sedermi sul vasino per farmi fare la pipì quando avevo la
flebo;la mamma che mi è sempre stata accanto;la tavoletta regalatami
dalla zia, quanto mi è piaciuta!Nonostante la flebo, riuscivo
a lavorare con l’ago e il filo, aiutandomi anche con la bocca.
Ho fatto un cuore blu che ho regalato alla nonna .
Nel 1997, nel periodo prima di Pasqua, sono stata ricoverata
per la seconda volta per un lunghissimo mese.Questo ricovero
è ben impresso nella mia memoria.Ricordo con quanta gioia avevo
aperto le uova di Pasqua regalatemi dalle zie del papà e quanto
mi erano piaciute le sorprese che vi avevo trovato (giochi,
Barbie, Polly Pocket) e le carte da “UNO” (regalatemi da un’altra
zia del papà) diventate uno dei miei giochi preferiti.
Ricordo chiaramente quando mi hanno messo il sondino.
Nonostante mi avessero preparato spiegandomi quanto mi avrebbero
fatto, io non me ne ero resa conto. Per questo quando
sono entrata in medicheria, non avevo paura. Quando però hanno
cominciato a mettermi il sondino, ho provato fastidio, mi sentivo
grattare in gola e mi sono un po’ spaventata. A
lavoro finito non ero proprio in perfetta forma e non me la
sono sentita di giocare con un’alunna della mamma, come lei
mi aveva proposto prima che entrassi in medicheria (forse perchè
non mi spaventassi e preoccupassi prima del tempo). Mi ricordo
di averci provato, ma inutilmente: mi veniva da piangere.
Poco per volta ho imparato a convivere con il sondino
e con la sacca del mio nuovo MENU’ Siamo stati insieme
per ben 14 mesi a casa e in vacanza. Durante il
mio secondo ricovero ho avuto momenti di crisi e di disperazione
soprattutto quando vedevo gli altri mangiare. Non
avevo voglia di far niente.Mamma mi portava in sala giochi che
allora era una stanza grande e luminosa.Lei aiutava la maestra
a fare i lavoretti con gli altri bambini sperando che questo
mi stimolasse ad intervenire, ma io mi limitavo a guardare.
Soltanto negli ultimi giorni sono riuscita a rilassarmi e ho
accettato di inventare una storia partendo dal mio nome. Ricordo
che i protagonisti erano animali che finivano sull’arcobaleno.
La maestra l’ha fotocopiata ed io l’ ho portata a scuola per
i miei compagni. Mamma ha avuto pazienza: ha saputo
starmi vicino, capirmi e consolarmi nei miei momenti di crisi.
Anche il papà veniva spesso a trovarmi, ma la mamma, che era
a casa dal lavoro poteva passare più tempo con me.
I miei amici di scuola mi avevano mandato disegni e delle lettere
in cui mi ponevano delle domande. Io però ho risposto
a tutti solo quando sono tornata a scuola: non ne volevo proprio
sapere di scrivere.La mamma cercava di farmi fare i compiti,
ma io li eseguivo controvoglia e ci capivo poco.
Con che colore rivedo questo periodo ?Con il NERO per la maggior
parte con il GRIGIO per il resto. Dopo questo ricovero
sono tornata diverse volte in pediatria in day hospital.
Il colore dei miei day hospital ? Il ROSSO! Il rosso
è la paura del prelievo. Quando me lo fanno stringo
i denti e faccio il pugno con forza così sento meno male.
9-4-2001 settimana prima di Pasqua: terzo ricovero.
Con che colore lo vedo ? L’AZZURRO, il mio colore preferito.
AZZURRO è stare con gli amici, è giocare, è fare
ginnastica artistica senza dover fare i conti con il mio debole
tallone d’Achille (mi piace tanto fare gli esercizi, ma ho sempre
paura di farmi male) Ora vado volentieri nell’auletta
del reparto (così vedo e vivo la sala dei giochi), ho disegnato,
ho fatto dei lavoretti, ho giocato con una mia compagna di scuola,
anche lei ricoverata, ho conosciuto altri bambini e ho stretto
nuove amicizie. Adesso non ho più il sondino e posso
mangiare piatti diversi.La dieta non è ancora libera, qualche
sacrificio lo devo ancora fare (le torte con le creme e il cioccolato,
l’uovo ricciolino che mi preparava la mamma mescolando il tuorlo
con l’albume). Il dolce che mi è concesso è la crostata
con la marmellata di gelatina di albicocche, che la nonna prepara
per me senza uovo e senza latte. Anche questa dieta,
però, qualche passione me la soddisfa pienamente: il polpettone
(miscuglio di patate, tonno, prosciutto cotto, carne di pollo,
impanato solo con la schiacciatina sbriciolata), la cotoletta
di pesce e di carne (impannate anche queste senza uovo) …..vere
leccornie !! |
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